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una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 10
CRUDELI GARZONI

Elias Cooper era cresciuto a casa di una zia, poiché la madre era morta quando lui aveva cinque anni e il padre... non si sapeva chi fosse. La zia aveva tre figli, tutti più grandi di lui. Fin da quando compì i dodici anni, era stato messo a coltivare i campi con i cugini e lo zio.

"Sono sette anni che mangi a ufo. È ora che ti guadagni il tuo pane!" aveva sentenziato lo zio, sena alzare la voce, senza cattiveria, senza... nulla.

Elias era un ragazzino mite, obbediente, timido, e aveva accettato quella sentenza senza battere ciglio. E si guadagnò abbondantemente il proprio pane. Il duro lavoro dei campi, e il buon cibo che non mancava alla mensa degli zii, lo fecero sviluppare bene, forte e sano. I suoi capelli neri, lisci, contrastavano con quelli di tutti i cugini, biondo-chiaro come quelli della zia e dello zio; i suoi occhi di un azzurro intenso e profondo erano particolarmente luminosi e puri a differenza di quelli dal celeste chiaro al nocciola dei cugini; aveva una dentatura perfetta, bianchissima che brillava come perle preziose quando le sue labbra color corallo si schiudevano in un timido sorriso.

Non stava male dagli zii e con i cugini, nessuno lo trattava male... ma nessuno neppure lo trattava bene. Non aveva mai ricevuto un complimento per quanto faceva, mai una lode, mai un premio. A volte si sentiva meno amato dei due grossi cane di casa, che la zia ogni tanto carezzava e a cui diceva: "Venite qui, belli!"

Essendo il più piccolo dei ragazzi, la zia gli passava gli abiti smessi dei cugini, che comunque erano buoni abiti, non rattoppati, tenuti bene. In vita sua non aveva mai ricevuto un giocattolo in regalo, ma a dire il vero anche i cugini ne avevano molto pochi. Sotto l'albero di Natale, per lui c'era sempre lo stesso regalo, anno dopo anno: due paia di calzini e un paio di mutande... Per i cugini, invece, a volte un giocattolo, un libro, un disco, insomma qualcosa di affascinante, almeno agli occhi di Elias. Ma lui, come al solito, non si lamentava e ringraziava.

Nei pochi momenti in cui i cugini potevano giocare, lui era sempre coinvolto nei giochi. Se giocavano a nordisti e sudisti, lui era sempre il prigioniero di guerra, se giocavano a sceriffi e banditi, lui era lo schiavo negro, e quando giocavano a nascondino, era sempre lui che doveva fare la conta e cercarli... Ma Elias accettava... e riusciva persino a divertirsi ed essere grato ai cugini per ammetterlo nei loro giochi.

Gli anni passarono e, quando Elias stava per compierne diciassette, gli zii vendettero la fattoria e lasciarono Benton. Non lo portarono con loro, ma gli trovarono lavoro in una fattoria di allevatori dell'altopiano, quella dei Baker.

I Baker avevano molti capi di bestiame, e perciò parecchi lavoranti, che abitavano in tre solide baracche di legno, con tutti i servizi essenziali, e che erano accanto ai chiusi delle bestie. La bella casa padronale, in pietra e mattoni, a due piani, sorgeva più in alto, in una bella posizione panoramica, da cui, dietro il folto degli alberi oltre "The Wall", si intravedeva giù in basso l'agglomerato di case di Benton.

La famiglia Baker era composta da nonno Baker, poi il padrone con la moglie, e tre figli maschi; le due femmine s'erano sposate ed erano andate via. Il figlio maggiore, Allan, era sposato e aveva tre figli, di dodici, otto e sei anni. Il secondo, Fred, era anche sposato ed aveva una bimba di sette anni ed un maschietto di quattro. Il minore, Peter, studiava veterinaria lontano da casa e tornava solo per i week-end o le vacanze.

Nelle tre baracche vivevano in tutto diciannove lavoranti, compreso Elias, l'ultimo arrivato. In realtà i Baker non lo avevano assunto per vera necessità, ma solo perché dovevano un favore ai suoi zii. Così avevano aggiunto una branda in una delle tre baracche per lui. E di fatto Elias divenne il servo dei lavoranti. Doveva fare le pulizie e occuparsi delle mille incombenze che quegli uomini gli assegnavano.

"Cooper, portaci la birra!", "Cooper, svelto, lucidami gli stivali!", "Cooper, corri...", "Cooper, vieni...", "Cooper, vai..."

Elias si affaccendava senza posa, sempre sereno, pronto, attento a fare bene quanto gli veniva richiesto. Poi, a sera, quando a volte gli uomini si riposavano attorno al fuoco, ascoltava i loro canti e le loro musiche, i loro racconti di antiche storie, di loro passate esperienze. Stava seduto a terra, le braccia attorno alle gambe e il mento sulle ginocchia, pronto a scattare se uno degli uomini gli chiedeva di fare qualcosa.

Quando infine poteva stendersi sulla branda, crollava addormentato come un sasso, in un sonno senza sogni.

Una delle cose che gli piaceva di più era quando qualcuno dei lavoranti, dal bagno di una delle baracche, lo chiamava a gran voce per farsi portare il sapone o lo shampoo, un asciugamano pulito o altro... e poteva vederli completamente nudi. Si sentiva fortemente attratto da alcuni di loro, e vederne le virili forme senza nulla indosso gli procurava un forte calore per tutto il corpo, una strana agitazione, erezioni che solo carezzandole a lungo, finché versava una bianca crema in forti getti, riusciva a calmare.

Elias sapeva poco o nulla delle cose di sesso, essendo cresciuto praticamente isolato da tutti, nella fattoria degli zii, gente molto religiosa e puritana. Anche con i cugini, diversamente da quanto spesso accade fra adolescenti, non era mai accaduto nulla di sessuale. La prima volta che aveva assistito a qualcosa di sessuale era stato quando a dodici anni, sull'aia degli zii, aveva visto i due cani, entrambi maschi, che si stavano montando. Anche lo zio li aveva visti ed era subito intervenuto correndo verso i due animali agitando un bastone per separarli, rosso in volto.

Elias aveva chiesto: "Che facevano, zio?"

"Eh? Niente... niente... giocavano..." rispose l'uomo imbarazzato.

"Allora, se giocavano... perché eri arrabbiato con loro?" chiese un po' stupito il piccolo.

"Perché... non li mantengo per giocare, ma per fare la guardia! Chi non lavora non mangia!" aveva risposto l'uomo.

La seconda volta era stata dopo poco che era arrivato a lavorare nell'allevamento, un po' prima dei suoi diciassette anni, quando gli uomini portarono un toro a montare la vacca. Guardò stupito e incuriosito la monta e la scena gli riportò in mente i due cani... Gli uomini ridevano e sottolineavano la scena con frasi divertite e battute.

"Dai, bello, dagli dentro!", "Levati la voglia!", "Ingravidala bene!", "Fai divertire il tuo fratellone!" e così via.

"Giocano?" aveva chiesto Elias a uno dei lavoranti.

"Sì, al più bello dei giochi: fottono!" aveva risposto il giovanotto. Poi gli chiese, ridendo: "Non hai mai fottuto, tu? O nessuno t'ha mai fottuto?" ma non aveva atteso la risposta del ragazzo.

Elias si chiese come fosse, fottere. Da quanto aveva visto, uno metteva il membro nel culo all'altro... e dalla domanda che il giovane lavorante gli aveva fatto, il ragazzo capì che anche fra uomini poteva accadere. Come poteva essere prendere un membro nel culo? Così Elias provò a penetrarsi con un dito... ebbe un'erezione... con una mano faceva scorrere il dito nel proprio buchetto, con l'altra si massaggiava il membro duro... e il piacere che provò fu più forte che mai, schizzò con maggiore forza, sentì un forte calore per tutto il corpo e tremò per l'intensità dell'orgasmo.

Ma il ragazzo, dai discorsi degli uomini a sera, attorno al fuoco, aveva anche capito che ognuno di loro sognava di farlo, o lo faceva, con una donna... e sentì che parlavano con disprezzo dei maschi che si lasciano fottere da un altro maschio. Eppure... a lui sarebbe piaciuto provarci.

Un giorno uno dei lavoranti gli chiese di ballare per loro, la sera attorno al fuoco, mentre facevano musica.

"Ma io non so ballare." rispose Elias, schivo.

"E che ci vuole... Vieni, ti insegno!" gli disse Jimmy, uno degli uomini.

Fra risate e lazzi dei compagni, l'uomo lo prese fra le braccia, lo portò al centro del gruppo e gli insegnò a ballare.

"Peccato che non è una ragazza, vero Jimmy? Comunque ha un bel culetto!" gridò uno degli altri.

"Ma di', Elias, hai mai scopato una ragazza tu?" gridò un altro.

"Ma no... scommetto che al massimo se lo mena... credo che la sua unica ragazza è Palmina!" rise un terzo.

Charles si alzò, andò nella sua baracca, poi tornò con alcuni pezzi di tela. Separò Jimmy da Elias: "Ecco, vediamo se così è meglio..." disse e acconciò il ragazzo in modo da formargli una gonna, uno scialle e un foulard in testa: "Ecco Jimmy, riprendi la tua dama e spupazzala!"

Tutti risero, Jimmy riprese Elias fra le braccia e continuò a ballare con lui, facendogli apprezzamenti ad alta voce: "Sai che mi piaci, signorina? Peccato che sei un po' piatta qui davanti..."

"E che ha qualcosa di troppo fra le gambe!" rise forte uno.

Elias non reagiva, essendo abituato a obbedire, e d'altronde provava un confuso piacere a stare fra le braccia di Jimmy e presto gli venne un'erezione.

Quando Jimmy lo lasciò e tornò a sedere con gli altri, Elias, sorridendo confuso, iniziò a togliersi i panni che Charles gli aveva messo indosso.

Uno degli uomini batté le mani: "Ehi, sì, facci un bello strip-tease, Elias!"

Altri cominciarono a battere le mani a ritmo e a gridare: "Strip-tease... strip-tease... strip-tease..."

Elias li guardò imbarazzato ma anche vagamente compiaciuto nell'essere per la prima volta in vita sua al centro dell'attenzione e in parte contagiato dall'allegria degli uomini.

"Ca-mi-cia... ca-mi-cia... ca-mi-cia..." dissero gli uomini continuando a battere a ritmo le mani.

Elias, un po' incerto, iniziò a sbottonarla, e infine se la sfilò.

"Ca-not-ta... ca-not-ta... ca-not-ta..." intonarono gli uomini.

Poi i calzoni... e quando li abbassò, la sua erezione divenne visibile sotto le mutande.

"Ehi, gli è venuto duro! Via le mutande, Elias, facci vedere come sei fatto!"

Il ragazzo arrossì, e fece per ritirarsi su i calzoni. "No..." disse a mezza voce.

"Eh, via! Tu ci hai visti nudi, nel bagno, no? Siamo fra uomini, che c'è da vergognarsi?" lo apostrofò uno dei lavoranti.

Elias scosse il capo, si rivestì e torno a sedere da un lato. Gli uomini risero, ma non insisterono... per quella sera.

Ma in seguito, lo "scherzo" riprese ed Elias dovette di nuovo prima addobbarsi come una ragazza, poi fare lo strip-tease... giungendo a farlo integrale. Allora gli chiesero di masturbarsi davanti a tutti... e dopo alcune volte, Elias cedette anche a questa richiesta. Gli uomini si divertivano a umiliarlo in quel modo... e il ragazzo era combattuto fra la vergogna e il desiderio di essere, almeno in quelle occasioni, al centro delle attenzioni degli altri: era sempre stato ignorato da tutti, fino ad allora.

Nessuno degli uomini aveva mai tentato niente di sessuale con lui, poiché era quasi impossibile restare da soli, appartarsi, e nessuno voleva rischiare di essere preso per "frocio", anche se qualcuno di loro non avrebbe affatto disdegnato di mettersi sotto e di fottere quel bel ragazzo dal corpo ancora glabro e liscio... dal sorriso dolce e timido.

Elias lavorava nell'allevamento dei Baker da poco meno di un anno, quando Peter, terminati gli studi di veterinaria, tornò a casa per occuparsi del bestiame di famiglia e del circondario.

Elias si era sentito subito affascinato da Peter, dalla prima volta che era tornato a casa per un week-end: oltre a sembrargli incredibilmente bello, il giovane uomo era sempre molto gentile con lui e le rare volte in cui gli ordinava di fare qualcosa, glielo chiedeva "per favore" e dopo lo ringraziava con un sorriso. Quando perciò Peter si stabilì definitivamente nella casa di famiglia, Elias faceva sempre del tutto per riuscire a vederlo, per essergli vicino sperando che il giovane uomo gli chiedesse di fare qualcosa per lui.

Una sera, mentre gli uomini facevano fare a Elias il suo consueto strip-tease, arrivò anche Peter a sedere attorno al fuoco. Quando Elias lo vide, di colpo si bloccò e si vergognò di quanto stava facendo: non voleva essere visto così dal suo idolo, e specialmente non poteva masturbarsi di fronte a lui. Perciò smise e iniziò a rivestirsi in fretta, arrossendo.

"Ehi, Elias! Che fai?" chiese uno dei lavoranti.

"Basta così." disse il ragazzo.

"Vogliamo lo spettacolo! Strip-tease... strip-tease... strip-tease..."

"No!" rispose il ragazzo, sempre più rosso in viso.

"E dai! Che sono tutte queste storie, adesso? L'hai sempre fatto, no?"

"Se il ragazzo non vuole, non vuole!" intervenne allora Peter. "Lasciatelo in pace!"

Elias lo guardò con gratitudine, finì di rivestirsi e andò a sedere in penombra, le braccia attorno alle gambe e il mento poggiato sulle ginocchia, come al solito.

Quando il fuoco iniziò a languire e gli uomini, uno dopo l'altro, si ritirarono nelle loro baracche, Elias era ancora immobile in quella posizione, gli occhi fissi sugli ultimi bagliori della brace. Una voce lo fece sussultare.

"Elias... davvero tu facevi lo strip-tease per gli uomini?" gli chiese Peter, sedendo sull'erba accanto a lui.

"Sì." mormorò il ragazzo.

"Ma... ti piaceva farlo?"

"No."

"E allora... perché?"

"Non lo so."

"E stasera... perché ti sei rifiutato?"

"Perché... perché stasera c'era anche lei... mi vergognavo di lei."

"Che altro ti obbligavano a fare?" gli chiese Peter.

"Altro."

"Che altro?" insisté il giovane uomo.

"Altro." ripeté il ragazzo e arrossì.

"Altro che... non ti piaceva?"

"Già."

"E perché allora lo facevi?"

"Non lo so. Erano tutti d'accordo. Nessuno mai... nessuno mai s'è curato di me... di quello che sento... Io... sono sempre stato... meno di un cane. Solo a fare quelle cose... tutti parevano interessati a me."

"Vuoi dire che..." chiese Peter abbassando il tono della voce, "Che qualcuno... ha anche approfittato di te... sessualmente?"

"Approfittato... come? Fottuto il mio culo?"

"Eh..."

"No... non ancora. Mi fanno solo stare nudo e toccarmi... finché schizzo. E se non veniva lei... anche stasera..."

"Ma a te piace farlo?" gli chiese un po' stupito il giovanotto.

"No... cioè... non davanti a tutti."

"Ma allora, perché..."

"Non lo so... i miei 'no'... non servivano a niente... e dove andare, che fare se non stare qui... e fare qualsiasi cosa mi si dice di fare? Qui... a parte quello... sto anche meglio che quando ero coi miei zii... E così..." mormorò il ragazzo e lacrime silenti iniziarono a colare sulle sue gote.

Peter prese il fazzoletto e glielo porse in silenzio. Elias si asciugò le lacrime e tirò su con il naso. Poi rese il fazzoletto al figlio del padrone.

"Oh, Elias... povero Elias!" disse Peter, carezzandogli lieve una mano.

"Lei è buono, signor Peter... nessuno mai s'era preoccupato di me."

Peter provò l'impulso di abbracciarlo: si sentiva attratto da l ragazzo. Ma non poteva farlo, per due motivi. Uno era che lì chiunque avrebbe potuto vedere, l'altro che non voleva che il ragazzo pensasse che il suo interessamento fosse dovuto solo al desiderio di... fotterlo.

Peter, vivendo lontano da casa, aveva avuto facilmente occasione di sperimentare il sesso sia con ragazzi che ragazze, e gli piacevano entrambe le cose: aveva presto capito di essere bisessuale. Già dalla prima volta che aveva visto Elias s'era sentito fortemente attratto verso di lui, ma non aveva mai tentato nulla. Ora sentiva l'attrazione anche più forte di prima, ma non voleva approfittare del povero ragazzo.

"Beh... buona notte, Elias." gli disse alzandosi.

Il ragazzo lo guardò di sotto in su: "Notte e... grazie, signore." gli disse sentendo un grato calore per l'interessamento del giovane padrone.

Il giorno seguente, a tavola con la famiglia, Peter chiese: "Quel lavorante... quel ragazzo... Elias... com'è che lavora per noi?"

"Oh, per pura carità." rispose il padre. "È orfano, gli zii si sono trasferiti e non lo potevano portare con loro, così m'hanno chiesto di dargli un lavoro qui. Non ne avevo veramente bisogno, però... una bocca in più non è un problema."

"E si dà sempre da fare per rendersi utile." aggiunse la madre. "Si guadagna il suo pane, comunque."

Peter annuì. "Mi sembra molto... solo." notò.

"Solo? Con diciotto uomini?" chiese il fratello maggiore.

"Si può essere soli anche in mezzo a una folla." ribatté Peter. "Mi sembra un buon ragazzo, e credo che sia anche intelligente. Pensavo, papà, se sei d'accordo, che potrei prenderlo per aiutarmi a curare le nostre bestie. Una mano mi può far comodo."

"Perché no? Se ti fa comodo, prendilo con te, non cambia molto. Come ho detto non è che avessi bisogno di un lavorante in più."

Peter era contento. Poco prima di pranzo andò a cercarlo: "Ehi, Elias, come va?" lo salutò con un sorriso.

"Molto bene, signore!" rispose il ragazzo con lieve allegria.

"Prendi tutte le tue cose, ti trasferisci in un altro posto."

"Dove, signore?"

"Ho bisogno di una mano per curare le nostre bestie. Così da oggi mi farai da assistente."

"Ma io... non so fare niente, signore... a parte le pulizie e poco altro."

"E imparerai, ti insegnerò io. Non ti va?"

"Eccome, signore!"

Così Elias fu messo a dormire in una stanzetta nel retro della stanza dove Peter svolgeva il suo lavoro da veterinario per le mandrie del padre e di alcuni allevatori dei dintorni. Il ragazzo era felice, Peter era il primo, in vita sua, a trattarlo come... un essere umano, a interessarsi a lui, a trattarlo sempre con rispetto e gentilezza. Si fece in quattro per dare piena soddisfazione al giovane padrone.

Peter era contento di aver preso Elias sotto la sua ala protettrice: come aveva intuito, il ragazzo era intelligente, e molto volenteroso. Il desiderio di poter avere anche un rapporto intimo con lui si rafforzava, però sapeva restare al proprio posto.

Ma nel frattempo, Elias si innamorò perdutamente del bel giovanotto... e iniziò a sognare che un giorno, Peter lo volesse "fottere in culo". Però non osava certo manifestare il suo segreto sogno al giovane e bel padrone. Così, pur aumentando in entrambi il reciproco desiderio, nulla accadeva, nulla si manifestava.

Peter era riuscito a convincerlo a non chiamarlo 'signore' né 'padrone', ma semplicemente per nome. Elias era sempre più conquistato dal giovane uomo: si sarebbe lasciato uccidere per lui!

Un giorno uno dei vicini mandò a chiamare Peter perché pareva che uno strano morbo avesse colpito alcuni dei suoi capi di bestiame. Peter prese la sua jeep, vi fece salire Elias con la borsa di lavoro, e si recò subito all'allevamento del vicino che aveva già messo in isolamento le bestie colpite dal male.

Peter le visitò accuratamente, sotto lo sguardo preoccupato del vicino.

"Niente di veramente grave, Cooleridge. Mandi a prendere questi medicinali e..." spiegò il giovane veterinario, dando all'uomo tutti i necessari consigli e prescrizioni.

Sulla via del ritorno, quando traversarono il vecchio ponte di pietra che scavalcava il fiumiciattolo che alimentava la cascata di "The Wall" un paio di miglia più a sud, Peter fermò la jeep e disse: "Oggi è una gran bella giornata. Che ne dici, Elias, se ci fermiamo e ci facciamo un bel bagno al fiume?"

"Come vuoi, Peter." rispose il ragazzo con un dolce sorriso.

Scesero, si recarono fino alla riva e si spogliarono, poi andarono a immergersi in acqua con le sole mutande indosso. Era la prima volta che i due potevano vedersi quasi totalmente nudi, e la telina delle mutande, bagnata, aderiva ai loro genitali facendoli intravedere. Entrambi furono presto eccitati e, quasi vergognandosi uno dell'altro, cercavano al tempo stesso di non far scorgere la loro incipiente erezione ma di riuscire a vedere quella dell'altro.

Il primo che ebbe il coraggio di manifestare i propri sentimenti, nonostante fosse il meno esperto, il più timido dei due, fu Elias.

"Peter?"

"Dimmi."

"A me piacerebbe tanto se tu... se tu..."

"Se io?" chiese il giovanotto, senza lontanamente sospettare quanto il ragazzo gli voleva dire.

"Se tu..." riprese Elias, poi abbassò la voce e arrossendo violentemente, abbassando lo sguardo, mormorò: "... mi vuoi fottere in culo!"

Peter sentì come un colpo al cuore, e il suo membro, nonostante fosse sotto il livello dell'acqua fredda, ebbe un sussulto. "L'hai... già fatto, Elias... con un uomo?" chiese in tono incerto, a voce bassa.

"No, mai... Mi piacerebbe se tu... se tu lo fai con me... se tu sei il primo."

Non si guardavano. Un lungo silenzio scese fra loro. Peter si sentiva la testa girare, Elias tremava lievemente, temendo di aver fatto un errore a dire quelle parole. Entrambi, però erano in preda a una forte eccitazione.

"Sei... sicuro che... che ti piacerebbe? Sei sicuro... di volerlo?" gli chiese Peter, combattuto.

"Lo sogno dalla prima volta che t'ho visto, Peter."

"Sai che due uomini... due maschi... non dovrebbero fare... quelle cose?"

"Perché? Se tutti e due lo vogliono... perché no? Tu... non mi vuoi?"

"Io, Elias... tu mi piaci... mi piaci molto... però... non so se sarebbe giusto che io e tu... che io... approfitti di te."

"Approfittare? Ma se sono io a chiedertelo..."

Continuavano a parlare sotto voce, e il dolce rumore dell'acqua che scorreva faceva da sottofondo alle loro parole.

Elias riprese: "Io, Peter... io sono innamorato di te... Per te... con te... qualunque cosa so che sarebbe... giusta, bella."

Peter allungò una mano, prese un braccio del ragazzo e lo forzò gentilmente a girarsi verso di lui. I loro sguardi si incontrarono. Peter fremette leggendo l'intensità dei sentimenti nei begli occhi profondi del ragazzo.

"Non mi vuoi?" gli chiese Elias in tono di ardente preghiera.

"Sei così bello!"

"Mai quanto te... Non mi vuoi?" Elias chiese di nuovo.

"Vuoi davvero essere mio?"

"Sì... tuo..." mormorò con voce sognante. "Voglio essere solo tuo."

"Ora? Qui?"

"Ora e qui... se vuoi."

"Vieni, allora, Elias." gli disse Peter, guidandolo sotto l'arcata in pietra del vecchio ponte.

Lì giunti, lo prese fra le braccia e lo baciò, dapprima teneramente, poi con crescente passione. Elias gli aderì contro il corpo, tremante, e fremette di gioia quando sentì l'erezione di Peter premere contro la sua. Uscirono dall'acqua e Peter lo tirò giù sull'erba, con sé. Una sua mano scivolò sotto le mutande e gli palpò le sode natiche.

"Mi fotti il culo, per favore?" gli chiese Elias, quasi faticando a parlare.

"No... voglio fare l'amore con te, non solo... fottere il tuo bel culetto."

"Fare... l'amore? Ma io... io ti vorrei dentro di me."

"Sì, anche. Ma non mi piace la parola.: non ti voglio fottere, voglio fare l'amore con te."

"Ma... me lo metti dentro, no?"

"Certo, e con piacere... anche io mi sto innamorando di te, Elias. Anzi, sono già innamorato di te. Non voglio solo divertirmi, sfogarmi con te, non ti voglio solo fottere... ti voglio fare mio... dimostrarti quanto sei importante per me... e te lo voglio dimostrare anche... prendendoti." gli sussurrò, carezzandogli una gota.

"Importante per te..." gli fece eco il ragazzo con espressione sognante. "Prendimi... dai!"

Peter si rammaricò di non avere con sé un preservativo, ma poi pensò che lui aveva fatto più volte le analisi e sapeva di non avere nulla... "Tu, Elias... davvero non l'hai mai fatto con nessuno?"

"No, mai... mai niente... neanche toccato... neanche baciato... davvero."

"Sai che a volte.. facendo queste cose, uno può passare all'altro brutte malattie?"

"No, non lo sapevo... ma io non ho mai fatto niente con nessuno... E tu?"

"Io sì, sia con ragazzi che con ragazze. Però sono sicuro di non avere nessuna malattia."

"Allora non c'è nessun problema, no? Prendimi... per favore, fammi tuo!"

"Se lo facciamo assieme, nessuno di noi due deve mai fare niente con nessun altro, lo capisci?"

"Certo. Ma se tu mi fai tuo, io ti giuro che non lo farò mai con nessuno. Lo giuro! Sarò solo tuo... Prendimi!"

Peter gli sorrise e annuì, gli sfilò le mutande e si tolse le sue. Poi si chinò su di lui, gli sospinse le gambe contro il petto e si mise a preparare il dolce ragazzo per cogliere la sua verginità. Lo preparò a lungo, con la lingua e le dita, godendosi i suoi forti fremiti di eccitazione, i bassi mugolii di piacere. Trattenendo il proprio bruciante desiderio, continuò finché lo sentì totalmente rilassato e pronto ad accoglierlo.

Allora si fece passare le gambe di Elias sulle spalle, e iniziò a penetrarlo.

"Oh, sì... sì... fammi tuo.!" sospirò il ragazzo guardandolo con espressione lieta, piena di desiderio.

Quando il glande, vinta la prima resistenza dell'inviolato foro, entrò in lui, Elias emise un breve gemito e s'irrigidì per un attimo. Peter s'immobilizzò subito.

"T'ho fatto male?"

"Poco, non più... è tanto più bello che quando lo facevo col mio dito. Dai... spingi... Per favore."

Peter riprese a spingere: il ragazzo era incredibilmente stretto, però lo stava accogliendo. Sentì il membro inguainarsi nella tenera e caldissima carne, ed Elias lo incoraggiava con un luminoso, bellissimo sorriso. Scese in lui, lentamente, tirandolo a sé per le spalle. Elias gli carezzava il petto, le braccia, i fianchi, il ventre.

"Oh, Peter... è così bello... così bello... ti piace fottermi?"

"Tu mi piaci, mi piaci da morire. Mi piace fare l'amore con te."

"Dai... fott... fammi l'amore!"

"Sì." sussurrò Peter e, giunto fino in fondo, iniziò a muoverglisi dentro in un calibrato va-e-vieni, spiandone l'espressione del volto, ancora timoroso di fargli male.

Ma il viso di Elias era disteso, illuminato da un sorriso beato, radioso: "Oh, sì... finalmente... Sono tuo, così, vero?"

"Certo, amato mio... sei tutto mio... tutto mio!"

Improvvisamente, senza preavviso, Elias raggiunse l'orgasmo in una serie di forti contrazioni e sussulti, gemendo lieve quasi come un animale ferito, ma sentendosi felice come mai s'era sentito nei suoi diciotto anni di vita.

"Oh, Peter... Peter... Peter... Peter!" gridò, poi soggiunse, a bassa voce: "Sono tutto tuo! Tutto tuo!"

Peter accelerò i suoi colpi e in breve anche lui raggiunse un forte orgasmo, nelle calde e accoglienti carni del ragazzo: "Sìiii... Tutto mio..." disse in un singhiozzo di piacere. "Tutto mio!" ripeté. Gli prese fra le mani il volto, posò le sue labbra su quelle di Elias e lo baciò con forte passione.

Divennero amanti. Riuscivano abbastanza spesso ad appartarsi per fare l'amore senza correre rischi. Elias, letteralmente, fiorì. Grazie all'amore di Peter divenne più sicuro di sé, e cominciò anche ad acquisire una certa cultura, soprattutto nel campo della veterinaria, diventando così un insostituibile aiuto.

Erano assieme da due anni, quando Peter, allora ventiseienne, conobbe una deliziosa ragazza di ventitré anni, Rowena; fra i due nacque, a poco a poco, un crescente sentimento d'amore. Quando Peter se ne rese conto chiaramente, pensò che non poteva lasciare il suo Elias. Poiché con lei ancora non aveva avuto altro che un leggero petting, pensò che fosse saggio far raffreddare la cosa.

Rowena se ne rese conto e, sentendosi sempre più innamorata di lui, decise di chiedergli perché le stesse sfuggendo. Dopo aver cercato di evitare l'argomento, alla fine Peter si decise a chiarire le cose.

"Rowena... tu mi piaci molto... onestamente. Però... c'è una cosa che non ti avevo detto, e che crea un problema fra noi."

"Che problema? Non credi che in due, se ci si ama, lo possiamo risolvere?"

"Credo che sia molto difficile, se non impossibile."

"A volte, a non parlarne e a rimuginarlo, un problema può sembrare senza soluzione... ma magari non è così."

"Io, vedi..." disse Peter, esitò un momento, poi proseguì: "Io sono bisessuale... capisci?"

"Cioè... vuoi dire..."

"Mi sento ugualmente attratto da ragazze e ragazzi."

"E... vuoi dire che... che se ti metti con me... continuerai a correre dietro anche ai ragazzi?"

"Non credere che corro dietro a ogni paio di pantaloni o a ogni gonnella che vedo... Io, fondamentalmente, sono fedele, però... vedi... io ho già un ragazzo, a cui voglio molto bene... che non posso lasciare... tradire."

"È quel tuo aiutante... Elias, vero?"

"Sì."

"E vi volete bene?"

"Ci amiamo."

"Più di quanto puoi... amare me?"

"No... tu mi piaci moltissimo, mi attrai moltissimo, non meno di Elias... ma non di più. Capisci perciò che, onestamente..."

"Fai l'amore, con lui?"

"Certo."

"Ma... ma non ti piacerebbe sposarti con me?"

"Certo che mi piacerebbe, ma come posso?"

"Se tu... se hai bisogno sia di lui che di me... se oltre a noi due non vai in cerca di nessun altro... io credo che potremmo avere... formare... una bella famiglia."

"E tu accetteresti di... condividermi con Elias?" chiese profondamente stupito Peter.

"Tu mi piaci moltissimo, più di tutti i ragazzi con cui ho filato fino a ora... forse proprio questa tua... doppia sessualità, fa di te un uomo... meno aggressivo, più dolce, più... non so, forse più completo. Non potremmo provare? Non potremmo, io e Elias, diventare amici e... darti tutto quello di cui hai bisogno?"

"Ma se non funzionasse? Io ti sposerei più che volentieri... se non fossi già con Elias. Ma non mi pare giusto di... di dare a ognuno di voi solo una parte di me stesso. Mi sembrerebbe di approfittare di tutti e due. E poi... non so se il mio Elias sarebbe contento di... condividermi con te... o con chiunque altra."

"Non gliene hai mai parlato?"

"No, mai... perché fino a oggi non s'è mai presentato il problema."

"E allora, non gliene potresti parlare? Se anche a lui andasse bene, si potrebbe fare, no?"

"E se poi, alla lunga, sorgessero problemi?"

"Come in qualsiasi coppia... c'è sempre il divorzio, la separazione, se non si riesce a stare assieme bene. Io voglio... vorrei diventare tua moglie, Peter."

"Anche se continuerò a stare con Elias?"

"Anche, sì."

Così Peter affrontò il suo ragazzo. Elias lo ascoltò tranquillamente.

"Se vuoi che io me ne vado..." disse alla fine.

"No! Ho già detto a Rowena che fra lei e te, rinuncio a lei ma non a te."

"Perché?"

"Perché ti amo, perché stiamo assieme da due anni. Perché non ti voglio perdere."

"E lei? Ami anche lei?"

"Sì... Anche se non ho ancora mai... fatto niente con lei."

"Perché?"

"Te l'avevo promesso."

"Ma ti piacerebbe."

"Sì."

"E lei... ti ama? E sarebbe disposta a... a lasciarci stare assieme?"

"Sì, mi ama... e ha proposto lei questa soluzione, per non perdermi."

"Neanche io ti voglio perdere... perciò... ci possiamo provare."

Così, dopo un anno, vedendo che stavano molto bene tutti e tre, senza problemi, Peter sposò Rowena e iniziò la loro vita assieme.

Rowena e Peter ebbero tre figli, e lo "zio" Elias si occupò di loro, assieme a Peter e Rowena, con piena dedizione. Su suggerimento di Rowena, misero su casa assieme: Elias aveva ufficialmente un ingresso indipendente e nessuno sapeva che in realtà una porta interna collegava le due parti dell'elegante casetta.


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