logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 12
FIERA DI CONTEA

La Fiera di Contea, che ogni anno era tenuta in una diversa cittadina, dopo tredici anni, in occasione del Terzo Millennio, toccò di nuovo a Benton. Si decise di tenerla nella zona di prati fra il bosco a est, il fiume a sud e la strada principale che univa Benton al capoluogo, infatti ormai la fiera era troppo grande per tenerla nella piazza principale.

Il City Council fece stendere i necessari collegamenti di luce, acqua e telefono, fece scavare gli scarichi fognari, in breve, apprestò tutte le necessarie infrastrutture. Inoltre assunse una ventina di giovani del posto come manovali per assistere nel montaggio delle istallazioni e, dopo la fine della Fiera, per ripulire accuratamente i prati.

Douglas McManus era uno di loro. Fino ad allora aveva lavorato come muratore, ma da poco era restato senza lavoro, perché il suo boss aveva fatto fallimento. Accettò quindi volentieri quel nuovo lavoro, benché fosse a termine.

Douglas aveva diciannove anni, era di media altezza, assai ben proporzionato, aveva un soffice casco di capelli castano-chiaro, occhi grigio-azzurri, labbra dritte con gli angoli lievemente girati in su che gli davano un'aria allegra anche quando allegro non era. In effetti aveva pochi motivi di esserlo.

Suo padre lavorava nella locale fabbrica di ceramiche, a ridosso delle Colored Hills, dove era capo-squadra. La madre casalinga aveva anche troppo da fare a seguire i suoi sette figli, di cui Douglas era il maggiore.

Quando Doug aveva tredici anni, iniziò a sospettare di essere "diverso" dagli altri. La cosa l'aveva vagamente incuriosito e al tempo stesso anche turbato. Tutti facevano battute, a bassa voce e ridacchiando, sulle ragazzine e quello che "non hanno" fra le gambe; a Doug quelle "confidenze" non interessavano affatto. Non solo, ma provava un vago piacere nel riuscire a cogliere qualche visione delle nudità dei compagni, a osservare quello che "hanno" fra le gambe, come lui.

Ma rendersene conto e capire che doveva tenere per sé quelle cose, fu tutt'uno, perché sentiva quanto i compagni disdegnassero e ridicolizzassero tutto ciò che era "diverso". L'unico tipo di confidenza in cui si sentiva uguale ai compagni, era quando si parlava di "menarselo"... Sì, aveva scoperto come si faceva e aveva trovato che era un passatempo assai gradevole. Quando, dopo un'estenuante sessione, dal suo pisello uscivano poche gocce biancastre, aveva provato ad assaggiarle: erano appena tiepide gli ricordavano vagamente il sapore del pesce conservato sotto sale.

Doug aveva un "amico per la pelle", Matt, il figlio di vicini di casa, con cui aveva frequentato tutte le scuole fin dai tempi dell'asilo. Capitava spesso che uno dormisse a casa dell'altro, nei week-end, e si erano visti spesso nudi, avevano osservato ognuno lo svilupparsi del corpo dell'altro e, a volte, facevano anche, più o meno apertamente, paragoni fra loro. Perciò fu naturale iniziare anche a parlare, via via, di cose più personali.

Così, non certo nel giro di giorni o settimane, ma in qualche mese, compiendo cauti passi, ora Doug ora il suo amico Matt, iniziarono a sentirsi sempre più a loro agio a parlare anche di sesso, di cosa ne pensavano, di cosa provavano quando se lo menavano. Avevano tredici anni quando infine trovarono il coraggio di masturbarsi uno di fronte all'altro. Poi, dopo alcune volte, iniziarono anche a masturbarsi l'un l'altro e trovarono che era assai più piacevole che farlo da soli.

Finalmente un giorno trovarono anche il coraggio, dopo essersi fatti promettere più volte dall'amico di mantenere il segreto, di succhiarselo l'un l'altro... e anche di assaggiare il seme dell'amico. Subito dopo si sentirono tutti e due terribilmente imbarazzati... però riuscirono a parlarne e a superare gradualmente il senso di colpa per essersi lasciati andare a fare "quelle cose". Ogni volta si facevano promettere e ri-promettere dall'amico che non avrebbe mai detto a nessuno che facevano "quelle cose" a cui non sapevano neanche dare un nome. Fu Matt che per primo ebbe l'idea e provò il desiderio di sfregare il suo membro duro fra le chiappette dell'amico.

"Ehi... mica vorrai mettermelo dentro, no?" reagì Doug.

"E che, sono scemo? Che schifo! Mica me lo voglio trovare coperto dalla tua popò!" reagì Matt.

"E allora perché me lo sfregavi lì?"

"Mi piace... Ci vuoi provare anche tu?"

Piaceva molto a tutti e due... specialmente quando iniziarono a produrre, via via, maggiori quantità di sperma e a avere più forti orgasmi. Quando si trovavano per "divertirsi" in quel modo, iniziavano sempre quasi con timidezza, ma poi si lasciavano coinvolgere sempre più e si abbandonavano a quel forte piacere. Non si scambiavano quasi parole, durante quelle sedute, però poi, rivestitisi e tornati alla "normalità" ne parlavano abbastanza spesso, per bisogno di confrontarsi, di capire se stessi e le loro pulsioni.

Nessuno dei due aveva coscienza di poter essere "frocio" o gay come qualcuno diceva. Al massimo pensavano di essere bisex, e comunque, specialmente Matt, era sicuro che avrebbe smesso appena si fosse trovato la ragazzina. Per il momento pareva troppo difficile, quindi si levavano la voglia fra loro. Però Doug era sempre più conscio che a lui davvero non interessava cercarsi una ragazzina e provarci... stava molto bene con Matt.

E una sera, durante i soliti giochetti sessuali, Matt provò a spingerlo dentro il buchetto dell'amico.

"Ehi! Che credi di fare?" reagì Doug sottovoce.

"Dai... lasciami provare... poi ti lascio provare a te."

"Ma è una cosa... schifosa, metterlo nel culo, no?"

"Ho saputo che certe ragazze, per non restare incinta, se lo lasciano mettere... e che gli piace un sacco. Dai!"

Quella volta Doug si rifiutò risolutamente... ma poi ci ripensò... e si disse che magari... una sola volta... tanto per provare... Così un'altra sera, mentre Matt glielo sfregava come altre volte fra le chiappette, in tono esitante, Doug fece la sua proposta.

"Se ti lascio... provare a mettermelo dentro... tu poi davvero mi lasci provare pure a me?"

"Certo. Cos'è. Non ti fidi di me? T'ho mai detto una cosa per l'altra?"

"No... ma... Non ti fa schifo che ti si sporca tutto?" questa era la sua maggiore preoccupazione.

"Non lo so, però... possiamo provarci nella doccia... così se anche... Sotto l'acqua, ce lo puliamo subito, no?"

Avevano già fatto molte volte la doccia assieme, e qualche volta s'erano anche masturbati o succhiati l'un l'altro sotto la carezza dell'acqua gradevolmente tiepida. Così Doug accettò. E i due amici persero la loro verginità anale, uno a beneficio dell'altro.

Tornati a letto, spenta la luce, dopo un lungo silenzio, Matt commentò: "Metterlo... m'è piaciuto un sacco... prenderlo... un po' meno, mi dava fastidio... E a te?"

"A me... sia prenderlo che mettertelo."

"Ti dava fastidio?"

"No... mi piaceva. Per te, magari... forse... è solo questione che ti abitui... Farlo così... è più forte che menarselo o che solo succhiarselo, no?"

"Sì, hai ragione. Ti va di farlo ancora, le prossime volte?"

"Tu a me e io a te?"

"Logico. Ti va?"

"Perché no."

Così, avendo anche scoperto che se usavano la crema idratante delle loro madri, scivolava dentro con maggiore facilità, presero l'abitudine di concludere i loro segreti incontri di sesso con una reciproca, gradevole penetrazione. Nessuno dei due neppure si sognava di fare "quelle cose" con un altro: capivano che sarebbe stato pericoloso se l'altro ne avesse parlato in giro, e comunque si bastavano l'un l'altro.

Era un anno che indulgevano in questa nuova pratica con crescente piacere, dovuto al fatto che stavano imparando a farlo sempre meglio, quando purtroppo furono sorpresi dal padre di Doug, che essendosi svegliato per andare al gabinetto, aveva sentito strani mugolii provenire dalla stanza del figlio maggiore.

Doug stava a quattro zampe e Matt gli stava dando dentro con spensierata allegria e piacere quando l'uomo aprì la porta e vide la scena. Non gridò, non disse una parola, volò semplicemente sul letto a dividerli e a caricarli di botte. Il fatto che l'uomo, rosso in volto per l'ira, non profferisse parola, rese quella gragnuola di colpi anche più tremenda. I due ragazzi cercarono solo di ripararsi dai colpi, anche loro in perfetto silenzio.

Quando l'uomo si calmò, si allontanò dal letto e finalmente parlò: "Brutti schifosi porci! Tu, Matt... prendi la tua roba e vai a dormire di sotto, sul sofà, e domattina te ne vai da casa mia. Con te, Doug... faccio i conti domani. E... tu Matt... non ti azzardare mai più a farti vedere in casa nostra!"

"Per favore... non dica niente ai miei... Mio padre mi ammazza se..." implorò Matt, pallido.

"Non lo so... ci devo pensare. Non voglio che questa... vergogna si sappia in giro; però... sarebbe anche giusto che i tuoi sanno e... che cercano di drizzarti la schiena. Via, adesso!"

Dopo che Matt, raccolte le sue cose, sparì al piano inferiore, il padre di Doug chiuse a chiave la porta della camera, si mise la chiave nella tasca del pigiama e tornò in camera sua. I due ragazzi quasi non chiusero occhio per tutta la notte. Quando Matt sentì che al piano superiore si stavano alzando, si rivestì in fretta e, alla chetichella, uscì dalla casa di Doug e tornò a casa sua.

Contrariamente a quanto Doug temeva, il giorno dopo il padre non lo caricò di nuovo di botte: semplicemente gli disse che, a parte per andare a scuola, doveva restare sempre a casa, non poteva più invitare amici né accettare inviti. L'avrebbe tenuto d'occhio e, se non cambiava, prima l'avrebbe caricato di botte, poi l'avrebbe fatto chiudere in una casa di correzione. Ma, per quanto Doug ne sapeva, il padre non disse nulla ai genitori di Matt. I due ragazzi, pur frequentando la stessa classe, avevano troppa paura di farsi vedere assieme, perciò, se pure con rammarico, si evitavano.

Però Doug, privato non solo dell'amicizia di Matt, ma anche delle loro piacevoli notti, iniziò a desiderare con crescente urgenza di poterlo fare ancora, e allora, a differenza di prima, iniziò a guardare sia i compagni che i ragazzi più grandi di lui, con occhi "sessuali". Quando si masturbava, chiuso nel cesso in modo di scaricarsi nella tazza e non lasciare nessuna traccia di quella sua attività, chiudeva gli occhi e la sua fantasia sognava di farlo con uno o l'altro dei ragazzi su cui aveva posato gli occhi.

Doug divenne un ragazzino chiuso, introverso, serio se non triste. Evitava di trovarsi da solo con uno dei suoi compagni, e presto la sua compagnia non fu più ricercata dagli altri. Anche a scuola iniziò ad andare di male in peggio, e infine il padre decise di mandarlo a lavorare sotto padrone, da un suo amico capomastro.

Per Doug fu quasi una tortura vedere i compagni di lavoro, specialmente i più giovani e ben fatti, lavorare spesso a torso nudo e vederne i bei muscoli guizzare sotto lo sforzo del lavoro. Ma aveva l'impressione di essere sempre tenuto sotto osservazione dal capomastro, e si chiese se per caso il padre non avesse avvertito l'amico del "problema" del figlio. Quindi Doug non dette mai confidenza a nessuno dei suoi compagni di lavoro e si fece la fama di "orso".

Erano tre anni che faceva il muratore, quando perse il lavoro. Subito dopo fu assunto dal comune per la Fiera di Contea. I primi tre giorni fu assegnato a vari lavori per attrezzare l'area, poi all'inizio del quarto giorno, fu chiamato in ufficio. Assieme al capo dei manovali c'era un giovanotto che lui non aveva mai visto: alto, aitante, aveva una folta capigliatura castano-scuro, morbidamente ondulata, e scuri occhi penetranti, un lieve sorriso sul volto maschio. Dalle maniche arrotolate sporgevano belle braccia forti, coperte da una lievissima peluria più chiara dei capelli. Doug si sentì vagamente eccitato nel guardarlo, perciò distolse precipitosamente lo sguardo.

"Mister Mansfield, m'ha fatto chiamare?"

"Sì, McManus. Questo è il signor Sam Clark. Ha portato qui, per il parco divertimenti, il suo 'tunnel dell'amore' e ha bisogno di un paio di buone braccia per montarlo, perciò ho assegnato te e Dalton a lavorare per lui."

"Cosa... devo fare?"

"Vai con mister Clark, lui ti darà gli ordini."

Uscì al seguito di quel giovanotto, che con un sorriso gli chiese: "Come ti chiami, di nome, ragazzo?"

"Doug, Douglas, signore."

"E io Sam. Non è il caso di usare quel ridicolo 'signore', no? Tu sei Doug e io Sam. Dopo tutto ho pochi anni più di te. Io ho venticinque anni, e tu?"

"Diciannove, sig... Sam. Cos'è un... tunnel dell'amore?"

"Vedrai. È un tragitto da fare su speciali vetturette a percorso fisso... che a volte si fermano, a una a una senza essere in vista dalle altre, in alcune parti del tunnel in modo che le coppiette possano pomiciare un poco." rise il giovanotto. Poi gli disse: "Quando sarà inaugurata la fiera ti darò qualche biglietto gratis, così ci puoi venire con la tua ragazza."

"Non ho la ragazza, sign... Sam."

"Ma via! Un gran bel ragazzo come te, di diciannove anni... non ha ancora la ragazza? Non ci credo! A meno che tu sei il tipo che gli piace... volare di fiore in fiore per assaggiarli tutti." disse ridacchiando.

"No, davvero." disse a mezza voce il ragazzo.

Sam non insistette. Così Doug, con Dalton e i quattro membri della famiglia Clark, padre, madre, Sam e un fratello, iniziarono a montare il "tunnel dell'amore". Lavoravano a coppie, il padre con Dalton, la madre con il fratello e Sam con Doug. Per prima cosa stesero la piattaforma di base, di circa venti per trenta metri, su cui fissarono i binari per le vetturette. Poi iniziarono a piazzare i pilastrini, le travi, la copertura. Quindi le pareti tutto attorno e in seguito i pannelli di partizione interni, sì che il tunnel con le sue circonvoluzioni, iniziò a prendere forma.

Una volta montato il tutto, fatti gli allacciamenti elettrici e fonici, iniziarono ad addobbare gli interni.

Doug, benché lavorasse senza perdere tempo, non riusciva a togliere gli occhi di dosso a Sam, e spesso gli venivano anche forti erezioni che per sua fortuna la tuta di lavoro nascondeva a sufficienza.

"Ecco... la stanza della cascata è a posto. Vediamo se le luci funzionano..." disse Sam e, fatto scattare l'interruttore locale, le luci si abbassarono e su una parete di strati di plexiglass comparve una cascata molto realistica.

"Con il suono, l'illusione sarà peretta." gli disse il giovanotto.

"Cazzo... è bello... pare vero!" esclamò Doug.

"Qui ogni vetturetta farà una breve sosta... e quasi tutte le coppiette ne approfittano per pastrugnarsi." disse Sam ridacchiando. "Da lì dietro..." aggiunse indicando una parete di finta roccia, "ho visto certe scene..."

"Da lì dietro? Cosa c'è lì dietro?" chiese Doug.

"La sezione comandi con tutti gli interruttori eccetera... e spioncini ben nascosti per tenere tutto sotto controllo..."

"E... hai visto... cosa?"

"Cose... da non credersi. Da seghe a pompini! Le ragazze, quando credono che nessuno le può vedere, sono anche più sfacciate dei ragazzi!" rise Sam.

"E i ragazzi..." disse Doug chiedendosi se era mai capitato che fossero due maschi, ma si fermò in tempo prima di esporsi con quella domanda.

Ma Sam intuì a che cosa Doug stesse pensando: "Non vanno mai due ragazzi sulla stessa vetturetta. Non qui in provincia. Ma a St Louis o a Chicago... m'è capitato e... facevano esattamente le stesse cose." disse con un sorriso.

"Davvero? Due ragazzi?" chiese Doug sgranando gli occhi.

"Certo. Che c'è di male? Tu non l'hai mai fatto con... un amico?" e prima che Doug rispondesse, logicamente negando, continuò: "Io sì."

"Tu... con un ragazzo?" chiese stupito Doug, non tanto incredulo che fosse capitato, quanto che l'altro lo ammettesse con tanta semplicità.

"Ho notato, sai, come mi guardi. Ti piacerebbe farlo anche tu... con me... ci scommetto!" gli disse Sam abbassando la voce e con un sorriso allettante.

Doug arrossì: "No... io... io..."

Sam lo prese fra le braccia e tentò di baciarlo. Doug cercò, debolmente, di liberarsi e girò la testa per evitare quel bacio, ma sentì contro di sé la forte erezione di Sam che a sua volta percepì chiaramente la sua. Sam abbassò una mano e lo palpò fra le gambe: "Non m'ero sbagliato... Hai almeno tanta voglia addosso quanta ne ho io." disse compiaciuto.

"No... per favore... non... Io..." ansimò Doug arrossendo violentemente ma non si sottrasse né all'abbraccio né al palpeggiamento.

"Dai, Doug... non stare così rigido... lasciati andare. Mi piaci un sacco... voglio scopare con te."

"Ma gli altri... è... pericoloso..."

Sam finalmente riuscì a baciarlo, facendolo così tacere. Doug tremava tutto, incredibilmente eccitato, combattuto fra la paura e il desiderio.

"Mi piaci un sacco." ripeté Sam.

"È pericoloso." insisté Doug.

"Vieni."

"Dove?"

"Nella zona comandi... ci chiudiamo dentro."

"Ma se i tuoi..."

"I miei? Sanno che a me piacciono i ragazzi e non le ragazze. Nessun problema, perciò. Vieni."

"Sanno? E non..."

"E mi lasciano in pace, mi lasciano fare, senza problemi. Vieni."

Doug si lasciò guidare, come in trance; la testa gli girava, continuava a tremare, ma era incredibilmente eccitato. "Finalmente..." pensava, "E con un maschio così bello!"

Entrati nella zona dei comandi, Sam fece scorrere il paletto della porta, e iniziò subito ad aprirgli gli abiti. Doug lo lasciava fare. Anche Sam, frattanto, apriva i propri abiti, senza toglierli. Lo carezzava, lecchettava, mordicchiava e Doug faceva sempre più fatica a non lasciarsi sfuggire i gemiti di crescente piacere. Vide Sam strappare una bustina di preservativi e infilarsene uno.

"Mi vuoi... fottere in culo?" chiese con un misto di timore e speranza.

"Sì, Doug, ma voglio che dopo anche tu fotti me... Ti piace no? In tutti e due i modi no?"

"Sì..."

"L'hai già fatto, vero?"

"Sì... tre anni fa... con un amico."

"Lui a te e tu a lui?"

"Sì."

Sam gli girò alle spalle, lo fece chinare e gli lubrificò il foro fra le natiche. Doug fremette e appoggiò le mani sulle proprie ginocchia. Sam gli si addossò... e Doug sentì il caldo e duro membro cercare la sua porta del piacere e iniziare a spingere.

"Sì..." mormorò di nuovo il ragazzo, sentendosi incredibilmente eccitato.

Sam lo afferrò per le spalle e spinse con maggior vigore. Doug lo sentì scivolare dentro, lentamente ma irresistibile, inarrestabile. "Finalmente..." pensò di nuovo e spinse indietro il sedere. Provava un lieve fastidio: erano tre anni che nulla entrava più da lì... ma si sentiva felice.

Sam, quando gli fu tutto dentro, spostò le mani calde e forti sulla vita del ragazzo e iniziò a pompargli dentro con calibrata energia. Doug si dimenava lievemente, per goderlo meglio. La sua erezione, che non era minimamente diminuita, sembrò diventare anche più forte di prima. Doug sentiva trapelare nello stretto cubicolo rumori di martelli, di attrezzi e voci ovattate e pensare che a pochi passi da loro c'erano gli altri quattro aumentò la sua eccitazione. Pensare che la famiglia di Sam sapeva e non aveva problemi, gli dette un senso di forte calore.

Dopo alcuni minuti, sentì che Sam stava per raggiungere l'orgasmo dentro di lui. Fece palpitare l'ano, gli si spinse contro, chiuse gli occhi e sentì il forte e caldo palo di carne sussultare con forza e mentalmente contò i getti con cui stava godendo in lui.

Sam si fermò ed esalò un lungo sospiro. Poi si sfilò, lo fece girare e lo baciò in bocca. Questa volta Doug rispose al bacio come un assetato. Sam si staccò, prese un altro preservativo e glielo infilò sul membro duro come acciaio.

"Adesso tocca a te." gli disse con un sorriso invitante.

Si girò e si mise in posa. Doug gli si addossò, con pochi colpi vigorosi lo penetrò... e si sentì in paradiso! Iniziò ad agitarglisi dentro con foga, carezzandogli il ventre e il petto, stuzzicandogli i capezzoli.

"Bravo... così..." gli disse sottovoce Sam.

"Sì..." esalò sentendosi esilarato, felice.

Finalmente, anche prima di quanto avrebbe voluto, gli si scaricò dentro con una serie di forti spinte. Si fermò, ansante, scosso da sempre più lievi ondate di tremiti. Infine, lentamente, si sfilò dal caldo e accogliente... 'tunnel dell'amore'.

Sam si girò, lo prese nuovamente fra le braccia e si baciarono. "T'è piaciuto?" chiese, carezzandogli i fianchi.

"Anche troppo... Erano tre anni che non... Anche a te è piaciuto?"

"Moltissimo. Lo facciamo ancora, nei prossimi giorni no?"

Lo fecero, anche sul letto di Sam, nel camper della famiglia. All'inizio Doug si vergognava un po' a seguirlo, perché sapeva che la famiglia di Sam non aveva dubbi sul significato del loro chiudersi nel camper. Ma notò che nessuno faceva sorrisetti, osservazioni, battute... e che tutti lo trattavano esattamente come prima.

Quando la Fiera ebbe inizio, Doug continuò a frequentare Sam, appartandosi con lui nel camper almeno una volta al giorno... Poi venne il tempo di smontare tutto.

"Doug... perché non vieni via con noi? I miei... gli ho parlato... sarebbero d'accordo. Mi piaci un sacco, e credo di essermi peso una cotta per te. Sei un ragazzo splendido, e non solo fisicamente, non solo per scopare."

"Io... io non posso."

"Finita la fiera, sei di nuovo senza lavoro, m'hai detto. Perché non lavorare con noi, allora? I miei ti danno anche una paga... magari non tanto alta, ma, siccome mangi e vivi con noi, ti dovrebbe bastare."

"I miei mi darebbero del matto, a fare la vita delle fiere."

"E che te ne frega? Sei maggiorenne qui in questo stato, no? Mica dipendi più dai tuoi. Non ti piace stare con me?"

"Sì che mi piace, altroché. Però... Non me la sento. Se poi le cose non funzionano fra noi due? Se ti stanchi di me o io da te?"

"Come qualsiasi coppia... ognuno per la sua strada. Però dubito di stancarmi di te, per quello che ti conosco. Hai un carattere molto dolce, e piaci anche ai miei. Soprattutto a mia madre. Ma anche papà e mio fratello ti stimano e sono d'accordo se vieni con noi. E una mano in più ci farebbe anche comodo. E nel camper, mettiamo solo un letto più grande. E se tutto va bene fra noi, magari un giorno papà ti potrebbe anche proporre di entrare in società. Domattina partiamo... vieni con noi."

"No, Sam... non me la sento... Mi è piaciuto molto... moltissimo, in questi giorni, con te, però..."

Sam insisté ancora un po' ma alla fine, con rammarico, si rassegnò.

Tornato a casa, Doug non fece che pensare a Sam... alla vita con lui... accettato dalla famiglia Clark, come neanche la sua famiglia l'aveva mai accettato. Restò taciturno per tutta la cena, si ritirò in camera. Dopo aver guardato un po' la TV si mise a letto, ma non riusciva a prendere sonno. Si girava e rigirava sul letto. Era stato così bene con Sam, in quei giorni... e mica solo a scopare... anche se doveva ammettere che Sam scopava bene... e gli piaceva sia prenderlo che essere preso... e i suoi sapevano e gli stava bene e l'avrebbero accettato senza nessun problema...

Le prime luci dell'alba penetrarono attraverso la finestra della cameretta. Doug si alzò, si vestì. Prese un foglio di carta e scrisse una lettera ai suoi:

"Papà, mamma, Harriett, Frank, Jody, Daniel, Felicia, Ron.
Mi hanno offerto un ottimo lavoro quelli dei carrozzoni, perciò vado via con loro. Tanto qui ero di nuovo senza lavoro. Così giro gli States, e l'idea mi piace. Non ve l'ho detto ieri sera perché ancora non mi sentivo pronto. Perché non mi andava di discutere con voi. E poi, credo che papà così sarà pure contento, se me ne vado. Mi faccio la mia vita, a modo mio.
Addio e statemi bene.
Douglas McManus."

Riempì due borsoni con i suoi abiti e poche cose che ci teneva a portarsi dietro, uscì senza fare rumore e si avviò a passo svelto verso il prato della Fiera. Quando vi arrivò, il carrozzone dei Clark era ancora lì. Tutto taceva. Sedette sui gradini del camper, in attesa. Guardò l'orologio: erano solo le sei e diciotto.

Non dovette attendere molto. Alle sette meno dieci sentì qualcuno muoversi nel camper e provenirne voci sommesse. Si alzò in piedi e fronteggiò l'ingresso. Dopo circa venti minuti la porta si aprì e la madre di Sam vi comparve, in vestaglia, i capelli perfettamente in ordine.

"Doug?" chiese la donna, stupita, poi notò i due borsoni ai lati del ragazzo.

"Se mi volete..." disse in tono incerto il ragazzo.

"Entra. Certo che ti vogliamo. Benvenuto." disse la donna con un lieve sorriso, si fece da parte per lasciarlo entrare, e gridò verso l'intermo: "Sam! Saaam! Vieni a vedere chi c'è, per te!"

Sam arrivò quasi di corsa, indossando solo i boxer, scarmigliato, un asciugamano su una spalla, vide il ragazzo e si illuminò in un grande sorriso. Doug sentì come un "bang" di gioia dentro il cuore. Dio, quant'era bello il suo Sam!

"Vieni... benvenuto in casa Clark. Vieni a posare le tue cose in camera mia. Fra poco facciamo colazione, poi partiamo. Mamma guida il camper, papà io e mio fratello i tre camion... Tu vieni sul mio, viaggiamo assieme."

E così, finalmente, Doug ritrovò la voglia di sorridere.


Pagina precedente
back
Copertina
INDICE
13oScaffale

shelf

Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 2015