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una storia originale di Andrej Koymasky


STORIE DI PROVINCIA CAPITOLO 13
INTERNET È UTILE

Elvin Childers, per motivi di lavoro, doveva navigare in Internet: il suo capo-ufficio infatti l'aveva incaricato di fare una ricerca sui sistemi di isolamento termico per costruzioni. Aveva perciò inserito le parole chiave nel motore di ricerca, e atteso le risposte. In pochi secondi ebbe la prima schermata. Leggendo le brevi descrizioni, iniziò a cliccare sugli indirizzi che parevano interessanti, dava una rapida occhiata al contenuto e, se gli sembrava utile, ne metteva la pagina fra i preferiti, riservandosi di verificarli in seguito.

Poiché doveva finire il suo lavoro in poco tempo, decise di non uscire per il pranzo, come i colleghi, ma di mangiarsi quello che s'era portato, continuando a esplorare la rete. Però restato solo nell'ufficio, si lasciò tentare...

Batté una nuova parola chiave nella finestrella di Coogle, cliccò "go" e attese, lievemente eccitato... Giunse la nuova schermata...

"Results
  • Review of Gay Tales and Verses from the Arabian Nights
  • True Tales: Gay Leather News, Narratives, and Fiction
  • The WYSIWYG Talent Show
  • Tales of a Young Gay Man
  • CD Baby: SAM GAY: Tall Tales and Short Stories
  • A Different Light Bookstore - A Book Store Serving the Gay, Lesbian ...
  • True Gay Tales
  • The Gay Comics List ~ Tales of the closet volume 1
  • Amazon.com: Law of Desire : Tales of Gay Male Lust and Obsession ...
  • No Milk Please: Tales of Gay Shopping"

Cliccò sul quarto link: "Tales of a Young Gay Man"...

Comparve la nuova schermata. I soliti simboli gay, il rainbow-flag, i due simboli maschili intrecciati... il "Warning": "questo è un sito gay, se non siete maggiorenni nel vostro Stato, o non interessati a contenuti esplicitamente..." eccetera.

Cliccò subito sulla scritta "Enter" e comparve l'indice del sito. Cliccò su "About me". Notò con lieve disappunto che non vi era una fotografia. Lesse...

"Ho ventidue anni, vivo in un piccolo centro della profonda provincia rurale, dove purtroppo, anche se lentamente qualcosa sta mutando, è ancora pericoloso fare il 'coming out'..."

Avrebbe potuto scrivere lui quelle parole...

"Quando ho capito di essere gay, a quattordici anni, quasi quindici, all'inizio ne fui letteralmente spaventato..."

A chi lo dici, pensò Elvin con un sorriso.

"Nonostante le pressioni sociali e della mia chiesa, sono riuscito, però ad accettarmi, circa tre anni fa..."

A diciannove anni... Lui ci aveva messo di meno.


S'era "rassegnato" a essere gay quando aveva diciassette anni, cioè quasi otto anni prima... Era accaduto durante una trasferta a Jackson, Tennessee, per una partita inter-stato di baseball del team della sua scuola. Erano ospiti della squadra locale, alloggiati nel collegio studentesco. Avevano perso l'incontro per un minimo di punti, ed erano tutti mogi e scontenti. Il coach era quasi furioso, li accusava di non essersi impegnati abbastanza.

Per non subire l'atmosfera tesa del suo team e i rimbrotti del coach, aveva deciso di uscire. Vagò senza meta. Si trovò vicino all'Anderson Creek. Lo seguì, fino a inoltrarsi in un piccolo parco. Vide la costruzione con i gabinetti: aveva bisogno di vuotarsi, perciò vi entrò. Era ben tenuta, pulita. Si chiuse in un box, si calò i calzoni e sedette sulla tazza. Mentre si vuotava, si guardò intorno... scritte, graffiti, parecchi a tema sessuale, qualcuno anche a soggetto gay. Sorrise. Si pulì, e stava per ricomporsi, quando notò un cartoccetto di carta, sulla parete alla sua sinistra, che chiudeva un buco grande meno di un terzo di pollice.

Esitante, combattuto, si decise infine di togliere quel grumo di carta e si sporse per applicare l'occhio al buco... La prima cosa che vide fu la parte centrale di un corpo, i calzoni abbassati, la maglietta sollevata... e una mano che masturbava lentamente un bel membro virile, incirconciso... Si sentì il sangue affluire alla testa e il suo membro iniziò a indurirsi. Dalla pelle, dalla mano, dal folto ciuffo di pelo puberale, immaginò che fosse un giovane... Cercò di scorgerne il volto, ma non vi riuscì... La sua mano, quasi di volontà propria, scese fra le sue gambe e iniziò a masturbarsi.

Poi l'altro si chinò ed Elvin con un soprassalto ne vide il viso: riconobbe uno dei ragazzi della squadra avversaria. Quasi fosse stato scottato, si allontanò dal foro, senza perderlo di vista... e poco dopo vide un occhio... l'altro stava guardando lui... In un primo momento fu preso dal panico, e si alzò in piedi, per rivestirsi... poi però pensò che se quello guardava... evidentemente... era interessato ai maschi... si sentì ancora più eccitato e, invece di coprirsi, si girò verso il foro riprendendo a masturbarsi. Si sentiva la testa in fiamme.

Poi vide che l'occhio scompariva... Si scosse, si rivestì in fretta, tirò l'acqua e uscì velocemente dal cubicolo, scontrandosi quasi con l'altro. Lo guardò con aria smarrita.

"Ehi..." gli disse l'altro con un sorriso, "questa sì che è una bella sorpresa!"

"Eh? Come?" Elvin balbettò quasi.

"Che ne dici di fare un salto da me... in modo che possiamo fare conoscenza un po' meglio, eh?"

"Io... tu... Da te?"

"Sì, non c'è nessuno in casa e... tu sei il mio tipo. Non ti va?"

"Cosa?" chiese Elvin, che aveva capito bene cosa gli stesse proponendo, perché era stato preso completamente alla sprovvista.

"Io mi chiamo Red, e tu?"

"Elvin..."

"Vieni, allora?"

Elvin deglutì, poi fece un lieve cenno di assenso. Red lo prese per un braccio, lievemente, e lo condusse fuori: "Casa mia è a due passi... Hai tempo, no?"

"Sì, un paio di ore."

"Ottimo. Le impiegheremo bene. Cosa ti piace fare?"

"Non... non lo so."

"Cioè? Cosa vuol dire?"

"Che io... non l'ho mai fatto."

"Ma... sei gay anche tu, no?"

"Penso di sì... Io non l'ho mai fatto..." ripeté Elvin.

L'altro ridacchiò: "Io invece... da quando avevo tredici anni... cinque anni di esperienza... Vedrai che ci divertiremo."

"Ma tu... sei gay?"

"Dalla testa ai piedi. Mai toccata una ragazza in vita mia."

"Ma... Non è... sbagliato?"

"Sbagliato? Scherzi? Uno è come è, come è giusto che sia, no?"

"E è... bello?" chiese Elvin, la testa quasi intontita da quel precipitare degli eventi: era la prima volta che qualcuno ammetteva, con tanta semplicità e quasi con orgoglio, di essere gay.

"Bello? Non lo so, a me piace. Specialmente quando posso stare con uno che mi piace come te. Fare sesso è bello, comunque. Vedrai."

"Da noi... tutti ne parlano male. Tutti dicono che è sbagliato, che è... una brutta malattia, un peccato..."

"A parte che se è una malattia non può essere un peccato, no? Mica chi ha l'asma è un peccatore, giusto? E comunque, non è proprio per niente una malattia."

"Ma com'è che uno diventa gay?" gli chiese Elvin, cominciando a rilassarsi al quieto atteggiamento dell'altro.

"Non si diventa gay! Si nasce gay. Qualcuno ci mette di più a capirlo, qualcuno di meno. Essere gay è naturale quanto essere etero o bisex. Ma da dove vieni, tu, per non sapere queste cose?"

"Da Benton..."

"Sì, questo lo so. Avete combattuto bene, e abbiamo vinto per un soffio." disse Red cambiando improvvisamente discorso.

"Il coach è incazzato nero con noi."

"E gli passerà. T'avevo notato, sai? E mi sei piaciuto subito, ma davvero non pensavo di avere la fortuna di... poterti portare a casa mia. Oggi è il mio giorno doppiamente fortunato."

Erano arrivati alla casa di Red, una piccola unifamiliare a due piani. Il ragazzo lo fece entrare e lo condusse al primo piano.

"Due ore... sono sufficienti, se non sprechiamo tempo." disse sospingendolo nella propria stanza e chiudendo accuratamente la porta. "Eccoci qui. Spogliamoci, dai."

In breve furono nudi. Red lo attirò con sé sul letto, si stesero e intrecciò le gambe con quelle di Elvin, carezzandolo per tutto il corpo e guardandolo. Elvin dapprima lo lasciò fare poi, timidamente, iniziò a carezzare il bel corpo dell'altro.

"Sai che sei proprio bello? Mi piaci molto." gli disse Red.

"Anche tu." sussurrò Elvin, ancora stupito di stare nudo con un gran bel ragazzo nudo e su un letto.

L'altro si girò e si mise a dare piacere a Elvin con la bocca. Questi esitò brevemente, poi prese fra le mani i genitali turgidi di Red e iniziò timidamente a saggiarli con le labbra, la punta della lingua, inconsciamente imitando quanto l'altro stava facendo a lui. Fu quasi stupito nel provarne un forte piacere e nessun senso di disgusto come in un primo momento aveva temuto. Stesi su un fianco, uniti in un piacevole sessantanove, si dedicarono per parecchi minuti uno all'altro.

Poi Red si girò di nuovo, gli andò sopra con il corpo e lo baciò a fondo, con ardore e passione.

"Tutto bene, fin qui?" gli chiese staccandosi un po' e guardandolo negli occhi con un sorriso compiaciuto.

"Molto più di quello che pensavo." Elvin rispose quasi sottovoce.

Red si staccò di nuovo, prese dal comodino bustine di preservativi lubrificati: "Prima tu lo metti a me, poi mi dai il tuo bel culetto, va bene?"

"A te piace?"

"Certo."

"Più... metterlo, o più prenderlo?"

"Tutti e due, indifferentemente. Vedrai che piacerà a te pure. Me lo dai il tuo bel culetto?"

"Non mi... farà male?" chiese un po' timoroso Elvin, saggiando il duro membro del ragazzo. "Non sei... troppo grosso lì, per me?"

"No, sono medio. Più o meno come te, no? Io non vedo l'ora di sentirmi dentro questo tuo bel paletto."

"Ma tu... ci sei abituato. Le prime volte non ti ha fatto male?"

"Proprio per niente, forse anche perché l'ho fatto con un mio amico di tredici anni come me. Anche noi due abbiamo quasi la stessa età: vedrai che andrà tutto bene, che ti piacerà."

Quando Elvin si immerse in Red, provò un piacere così intenso che gli venne voglia di ululare! Guidato dal compagno, trovò il giusto ritmo e lo cavalcò per parecchi minuti pensando che se avesse saputo che era così bello, avrebbe cercato di farlo molto prima... ma con chi, a Benton? Le mani di Red lo titillavano nei punti più sensibili del corpo, portandolo a una sempre più intensa eccitazione. E finalmente, emettendo a ogni spinta un forte e lungo mugolio modulato, si scaricò nelle ardenti profondità dell'altro.

Si staccò e cadde quasi di schianto a sedere sulle lenzuola, ansimando. Si accorse di essere completamente coperto da un velo di sudore.

"Uau!" esclamò a bassa voce.

"Piaciuto?"

"Fantastico!" disse Elvin, e rispose al sorriso dell'altro. "E a te? Non lo so fare... bene, vero?"

"Al contrario. Sei un naturale, l'hai fatto proprio come piace a me."

"Adesso... mi devo mettere sotto io?"

"Mi farebbe piacere, ma solo se vuoi."

"Vorrei, sì... anche se ho un po' di paura."

Ma Red fu paziente, attento, gentile... e Elvin scoprì che gli dava piacere anche essere penetrato, anche se forse non forte come quello che aveva provato nel penetrare.

Dopo quella sua prima volta, Elvin non riuscì ad avere altri incontri erotici per più di un anno. Finché, con molta prudenza e pazienza, riuscì a portarsi a letto il ragazzo dei giornali, Fred Vasquez, un ragazzo di due anni più giovane, nato a Benton ma da padre di origine messicana.

Gli incontri con Fred si protrassero per due anni, finché questi gli disse che s'era innamorato di un altro ragazzo, e perciò non poteva farlo più con lui. Però rimasero amici, Elvin conobbe il ragazzo di Fred, un sangue-misto figlio di un Irlandese e di una Chickasaw, non veramente bello ma molto sensuale e dolce, che lavorava nella tipografia del giornale locale.

Fu grazie a Fred che, alcuni mesi dopo, Elvin incontrò David Toney, originario del Missisippi, che da tre anni s'era stabilito a Benton. David aveva due anni più di Elvin e lavorava nella stessa tipografia di Fred al computer per le composizioni tipografiche. La relazione con David durò poco più di un anno, perché David era troppo passivo a letto.

Così Elvin era nuovamente single, e benché avesse una gran voglia di trovarsi un nuovo partner, non era riuscito a trovarne uno, né i suoi amici a presentargli un eventuale... "candidato".


E ora stava esplorando internet, cercando un "ambiente amico" almeno sul piano virtuale. Continuò a esplorare il sito appena trovato. Gli piaceva. C'erano anche belle foto, molto erotiche e non pornografiche, poi riflessioni, racconti di esperienze... e sentì che quel ragazzo aveva una vita e problemi molto simili ai suoi.

Si firmava Beau Goodman... quasi certamente uno pseudonimo, e benché descrivesse a volte il posto in cui viveva, le descrizioni si potevano adattare a qualsiasi cittadina della profonda provincia agricola.

Scrisse nel Guestbook parecchie righe, dicendo quanto avesse apprezzato il suo sito e quanto anche lui vivesse in una simile realtà, chiusa, bigotta, ipocrita e puritana. Firmò con uno pseudonimo anche lui: Oscar Wilder, e mise il proprio e-mail personale e segreto OW1975@hotmail.com. Il suo computer a casa era molto più lento di quello al lavoro, ma per gli e-mail andava bene. Si segnò l'URL del sito appena scoperto, lo cancellò dalla cronologia, e riprese a lavorare.

A sera, quando, dopo aver cenato e lavato i piatti, sedette al suo personal computer e l'accese, appena si collegò a internet vide che v'era l'icona lampeggiante della posta.

Si chiese chi potesse avergli scritto: forse suo cugino da Salt Lake... o suo fratello da Tampa... ma vide che il messaggio arrivava sul suo account hotmail. Lo aprì.

"Ehi, Oscar,
grazie per aver scritto sul mio guest-book. Sono lieto che ti piaccia il mio sito. Forse io sono più fortunato di te, perché qui dove vivo, nonostante tutto, siamo riusciti a formare un club (segreto) fra gltb e str8, per il reciproco incontro e sostegno. Siamo poco più di trecento soci. Ora si sta programmando un "coming out" di gruppo, ma solo quelli che se la sentono e che rischiano meno, perciò abbiamo intenzione di mantenere il nostro club segreto, ma di fondare un'associazione pubblica, qualcosa come un "human rights" con focus principale sul rispetto delle sessualità cosiddette "diverse". Basandoci sull'esperienza di simili gruppi in piccole città come la nostra, forse ci riusciamo... Comunque tentare non nuoce.

"Mi ha fatto molto piacere leggere quanto hai scritto, e se ti va, puoi scrivermi tranquillamente; non ti prometto di risponderti così in fretta, ma puoi stare certo che ti scriverò. Come hai letto sul mio sito, io ho 22 anni. Tu quanti ne hai? Non ha molta importanza, ma mi piace sapere un po' di più sui miei corrispondenti. Ciao e a presto, spero
Beau"

Elvin fu contento che Beau gli avesse risposto. Così, a sua volta, gli inviò subito un messaggio.

"Grazie per la tua pronta risposta che m'ha dato un sacco di piacere. Beato te che hai un gruppo di sostegno, un posto dove trovare altri come noi! Qui da me non c'è niente di simile, purtroppo, e ognuno di noi deve vivere nel "closet", che gli piaccia o no! Per me va abbastanza bene, perché ora vivo da solo e almeno in casa mia posso fare quello che mi pare e piace, avere bei poster di uomini nudi, riviste e DVD gay eccetera, senza problemi.

"Però mi sento un po' solo, non ho un boyfriend, in questo momento, nessuno da amare, da cui essere amato. E che è la vita, senza amore? Ho solo tre amici gay... beh, meglio di niente. Con due di loro ho anche avuto una storia. Qualche volta vengono a passare la serata con me, chiacchieriamo, guardiamo un filmetto.

"Tu hai un boyfriend? Penso di sì, visto che hai la fortuna di far parte di quel club con ben 300 persone, anche se non tutti gay, da quello che mi dici. Certo che, comunque, pensando alla situazione della cittadina in cui vivo, che non dev'essere molto diversa alla tua come mentalità, avete un bel coraggio a fare il "coming-out" come dici.

"Mah, forse dovremmo anche noi avere lo stesso coraggio... ma che possiamo fare io e i tre miei amici? Fossimo di più, forse... A volte mi chiedo se non sono solo scuse, le nostre, solo paura. L'anno scorso hanno picchiato un uomo gay che ci aveva provato con un ragazzo. Era sposato, la moglie ha divorziato da lui, e lui ha perso il lavoro e ha dovuto andarsene di qui per non continuare a subire. È molto triste. Avrei voluto dargli la mia solidarietà, anche se lo conoscevo solo di vista, ma non ne ho avuto il coraggio... Sono un vigliacco?

"Beh, ciao e grazie
Oscar"

Iniziarono a scriversi, tre o quattro volte alla settimana. Per Elvin era un piacere. A poco a poco iniziarono ad aprirsi sempre più uno con l'altro, a raccontare sempre più cose di sé, dei propri pensieri, desideri, sogni, valori, anche se continuavano a usare i loro pseudonimi.

Un giorno Beau gli scrisse che sarebbe andato a passare quattro giorni, in occasione di un week-end lungo, a Cincinnati, in occasione di un incontro delle associazioni gay degli States. Elvin gli chiese se sarebbe stato ancora in tempo per iscriversi: così avrebbero potuto finalmente incontrarsi, conoscersi.

Beau gli disse che non c'era nessun problema e gli dette l'indirizzo degli organizzatori dell'incontro e l'e-mail per mandare la sua iscrizione. Elvin si precipitò a iscriversi e si preparò per l'imminente incontro. Non vedeva l'ora di conoscere Beau, verso cui provava una crescente ammirazione e che cominciava a considerare come un amico.

Arrivato a Cincinnati, si fece portare in taxi fino al centro congressi dove si svolgeva l'incontro. Bandiere del gay pride ornavano la facciata della costruzione e Elvin pensò che erano davvero belle, erano un simbolo di libertà. Si presentò alla reception e consegnò il modulo di accettazione della sua iscrizione con la prenotazione di una stanza in un vicino albergo. Gli chiesero se nella targhetta da mettersi al petto voleva il suo pseudonimo o il suo vero nome.

"Mah... metteteceli tutti e due. Si può?"

"Sì, nessun problema." rispose il ragazzo della reception.

Scrisse i nomi sulla targhetta e gliela consegnò assieme alla voluminosa cartellina contenente il programma delle manifestazioni, la piantina del centro congressi, una mappa di Cincinnati, alcuni stickers e altro materiale. Elvin si guardava attorno quasi frastornato, pensando che le centinaia di persone che si aggiravano nella hall dovevano essere tutti, o in gran parte, gay o "gay friendly". Gli sembrarono tutti bellissimi, anche quelli, obiettivamente, brutti!

Si rivolse di nuovo al ragazzo della reception: "Posso sapere se è già arrivato Beau Goodman?"

"Pseudonimo o nome reale?"

"Pseudonimo."

Il ragazzo digitò il nome sulla tastiera e controllò lo schermo: "Sì, è arrivato due ore fa... Non ho idea dove sia ora, forse in giro per il centro congressi, o a sistemarsi in albergo."

"Puoi dirmi presso che albergo è alloggiato?"

"Il tuo. Stanza 112, due piani sotto la tua."

"Grazie."

Andò subito in albergo, prese possesso della camera e provò a chiamare l'interno 112. Il telefono squillò a lungo ma nessuno rispose. Allora Elvin decise di tornare al centro congressi: fra un paio di ore ci sarebbe stata la cerimonia iniziale. Scese nella hall e vide altre due o tre persone con una cartellina uguale alla sua. Si chiese se uno di loro potesse essere Beau, e stava accostandosi al gruppetto, quando si sentì chiamare.

"Elvin Childers!"

Si girò e rimase a bocca aperta. L'altro gli andò accanto e lui lo salutò incerto: "Bob Doyle..." poi notò che anche Bob aveva in mano la sua stessa cartellina. "Anche tu qui per il congresso?"

I due si conoscevano solo di vista, in passato avevano scambiato poche parole. Mentre si stringevano la mano, Bob scoppiò a ridere e Elvin lo guardò un po' confuso, chiedendosi il perché di quella risata.

"Ma allora... sei tu Oscar Wilder! Io sono Beau Goodman!"

Elvin lo guardò stupito, poi guardò la targhetta ma c'era scritto solo "Bob Doyle".

"Beau... Bob..." disse confuso Elvin, poi si aprì in un ampio sorriso e, d'impulso, l'abbracciò. "Il mondo è davvero piccolo!"

"E dire che ci si scambiava e-mail... da pochi isolati di distanza. Ero curioso di incontrarti e ora... Non credevo che anche tu fossi gay! E pensare che più d'una volta, vedendoti, ho pensato che mi sarebbe piaciuto... provarci con te! Ma eri sempre così riservato... E non è che ci si conoscesse abbastanza."

"Ma... così... a Benton esiste un club... con più di trecento gay?"

"Non tutti, ma togliendo gli amici etero, le lesbiche e i bisessuali, siamo un centinaio di gay genuini."

Si misero a chiacchierare fitto fitto, avviandosi verso il centro congressi, raccontandosi un sacco di cose in poco tempo. Elvin scoprì che la madre di Bob, vedova, con il fratello sposato e la sorella, facevano parte anche del club. Sapevano di Bob e non solo l'avevano accettato pienamente, ma gli erano a fianco.

"Mia madre, mio fratello con la moglie e mia sorella, quando io farò il mio coming-out pubblico, mi saranno a fianco." gli disse Bob, con orgoglio.

"Mio padre... credo che come minimo mi toglierebbe la parola... se non peggio. Io non lo so se avrei il coraggio di fare il mio coming-out... né pubblico né privato."

"Secondo me, ognuno deve fare le sue scelte secondo la propria situazione... e la propria forza, il proprio coraggio."

"Già... mi stai dando del... vigliacco."

"No! Affatto. Credo che fare il coming-out sia utile, anche necessario, per far evolvere la mentalità della gente, ma credo anche che non sia un... dovere. Comunque non sta a me giudicare."

"Molti del club sono disposti a fare il coming-out? Sia gay che no?"

"Circa un terzo, per cominciare. Abbiamo deciso, comunque, di non metterci etichette... di non dire chi di noi ha una sessualità o un'altra. Senza nasconderlo ma senza sbandierarlo, così ognuno si chiederà, cercherà di capire... e vedrà che non c'è modo, che non ci sono differenze. Non pensiamo di fare un Gay Pride, almeno per ora. Ne abbiamo discusso a lungo e siamo arrivati a questa decisione. Vedremo se è quella giusta."

Sedettero vicini, nell'auditorium e, in seguito durante la cena sociale. Poi a notte, dopo uno spettacolo, tornarono in albergo. Chiacchierarono ancora un po', si dettero la buona notte e ognuno tornò nella sua camera.

Ma nella testa di Elvin risuonava la frase di Bob: "ho pensato che mi sarebbe piaciuto provarci con te!" e si disse che anche a lui sarebbe piaciuto provarci con Bob: gli era sembrato un ragazzo molto in gamba, oltre che bello e desiderabile. Si disse che il giorno dopo avrebbe fatto capire a Bob il proprio desiderio. Si addormentò con una gradevole erezione.

Il giorno seguente, a Elvin pareva di non trovare mai il momento giusto per fare la sua proposta. La giornata passò, interessante per le attività, gradevole per la vicinanza di Bob.

A sera Bob gli propose: "Ti va, stasera, di andare a cena da qualche parte? Tu e io soli?"

"Certo, più che volentieri." rispose Elvin sentendosi lievemente eccitato.

Così, finalmente, durante la cena Elvin gli disse: "Mi hai detto che non hai un boyfriend..."

"Esatto, come te: libero come l'aria."

"E che... hai fatto un pensierino su di me."

"Di nuovo esatto e specialmente ora che comincio a conoscerti meglio."

"Che ne dici se..."

"Con piacere."

"Stasera..."

"In camera tua o in camera mia?" gli chiese Bob con un lieve sorriso gentile.

"Basta che si sia assieme... Mi piaci."

"Anche tu."

Fu una notte di fuoco, in cui si dettero uno all'altro con forte piacere. Erano le quattro di mattina quando infine s'addormentarono, le membra intrecciate, appagati e felici.

Decisero di mettersi assieme. Bob lo presentò alla sua famiglia. E quando, dopo quattro mesi, ci fu la fondazione dell'associazione per i diritti umani, e la manifestazione del primo "coming-out" in Benton, Elvin sfilò con Bob e tutta la famiglia Boyle.

Il padre lo affrontò lungo la Broadway.

"Che ci fai, con questi degenerati, Elvin!" tuonò l'uomo.

"Una pacifica manifestazione per i diritti umani."

"Per i diritti dei froci?" gridò il padre, rosso in volto.

"Anche, perché no? Per i miei diritti, papà. Per il diritto di amare chi mi ama, senza problemi!"

"Di fottere, vorrai dire."

"Anche, come tu fotti mamma, no?"

Il padre fece per dargli un ceffone, ma la madre di Bob rapidamente si interpose e con entrambe le mani bloccò il braccio dell'uomo, dimostrando di avere una forza insospettata: "Mister Childers, si comporti da persona civile. Se non è capace di capire, se non è capace di amare suo figlio così come è, non è con un ceffone che risolve i problemi che lei ha, mister Childers!"

"I problemi che io..." tuonò l'uomo, ma abbassò il braccio. "I problemi li ha mio figlio, se fotte con un maschio!"

"Mi spiace contraddirla. I problemi li ha lei, che crede di vivere ancora ai tempi delle cosiddette streghe di Salem. Stiamo entrando nel nuovo millennio, non se ne è ancora reso conto? Lei che non sa ragionare né con il cuore né con la testa. Se tutto il suo problema è... fottere, si fotta! Questa è una manifestazione autorizzata, suo figlio è maggiorenne, lei non ha alcun diritto di impedirci di farla. Quindi ci lasci in pace... o la denuncerò per minacce e turbamento della quiete pubblica... e qualcos'altro se mi viene in mente! Andiamo, ragazzi!" disse, prese sotto braccio Elvin da una parte, il suo Bob dall'altra e con gli altri proseguì, sorridente, nel corteo.


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