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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'EVASO E L'ARTISTA CAPITOLO 4
LA NAFTA E LA LEGIONE

Serge era nascosto nella palude da qualche giorno, e si stava rimettendo in forze. Faceva l'amore con Yann tutti i giorni, poi chiacchieravano per un po' e si piacevano sempre più. Il ragazzo gli aveva portato anche qualche ritaglio di giornale in cui ancora si parlava della sua fuga, anche se non più in prima pagina. Pareva che gente affermasse di averlo visto nelle più diverse regioni della Francia. La caccia all'uomo continuava.

Ma un giorno, mentre Yann era su in paese, vide arrivare alcune camionette della gendarmeria, da cui scesero uomini con cani... Il ragazzo intuì immediatamente perché fossero lì e in un angolo della memoria trovò quello che doveva fare. Corse subito a prendere la sua bicicletta e scese, pedalando come un matto, fino alla cascina dei suoi. Andò nella stalla in cui il padre teneva il trattore, prese una tanica di nafta, la caricò sulla bici e scese fino alla palude.

Nascose accuratamente la bicicletta, poi aprì il tappo e facendo la strada che conduceva alla quercia cava, la sparse lungo il cammino. Arrivato all'albero, finì di vuotare la tanica nell'acqua.

"Che stai facendo?" gli chiese Serge spuntando da dietro l'albero.

"Svelto, nasconditi nell'albero. In paese sono arrivati i gendarmi coi cani... L'odore della nafta dovrebbe impedire ai cani di trovare la tua traccia... l'ho letto da qualche parte..."

"E tu che fai?"

"Torno indietro..."

Serge si arrampico sull'albero e, giunto alla biforcazione dove s'apriva il foro, guardò verso il paese: "Merda, stanno già arrivando, Yann!" esclamò.

Allora il ragazzo, recando con sé la tanica, salì a sua volta sull'albero. "Giù, giù, svelto!" gli disse con urgenza.

Si calarono dentro. Yann posò la tanica accanto ai loro piedi. L'odore di nafta riempì l'angusto ricettacolo, disperdendosi su nell'aria. Serge era alle sue spalle. Gli cinse lievemente la vita e gli sussurrò: "Stai rischiando troppo, a restare con me. Se mi trovano... saresti mio complice, non lo capisci? Non è meglio che torni indietro?"

"No... Secondo me non ci trovano. E poi... magari puoi dire che m'hai costretto, no? Non lo diresti?" chiese un po' incerto.

"Sì, certo, lo farò..."

"Ma non ci sarà bisogno, vedrai..." disse il ragazzo, forse più per convincere se stesso che l'uomo.

Attesero in silenzio per parecchi minuti. Poi sentirono avvicinarsi il latrare dei cani. Yann si tese. Li sentirono allontanarsi e il ragazzo si stava rilassando, quando sentirono di nuovo i latrati aumentare, avvicinarsi.

Yann nuovamente si tese, e iniziò a tremare. Serge lo strinse più forte contro di sé. Ora si sentivano anche le voci dei gendarmi.

"Calmo... calmo..." gli sussurrò Serge e gli mordicchiò un orecchio, iniziando a carezzarlo per tutto il corpo. Yann gli si spinse contro. I latrati dei cani e le voci degli uomini parevano aumentare di volume: si stavano avvicinando. Yann si chiese se la storia della nafta non fosse sbagliata...

Serge gli aprì i calzoni e glieli fece calare un po'. Yann sentì il membro nudo e forte dell'uomo frugare fra le sue natiche. Continuando a tremare per la paura, spinse indietro una mano, afferrò il palo duro e vi si spinse contro... I cani parevano essere vicinissimi, ora. Serge gli si immerse dentro. Yann poggiò le mani sulla ruvida parete del cavo della grande quercia e spinse indietro il sedere.

"Hanno perso la pista!" disse una voce da fuori.

"Probabilmente è molto vecchia... Chissà quanti giorni fa è passato da queste parti." osservò un'altra voce.

Yann sentì che Serge iniziava a muoverglisi dentro, avanti e dietro, avanti e dietro con vigore. La situazione di pericolo, la presenza di uomini e cani a così poca distanza da loro, aumentarono l'eccitazione dei due. Yann gli si agitava contro, mordendosi le labbra, sentendosi terribilmente teso ed eccitato a un tempo. Le voci e l'abbaiare si stavano nuovamente allontanando. Yann si scaricò contro la parete dell'albero, soffocando a stento un mugolio. Subito dopo Serge si vuotò in lui, con alcune spinte vigorose.

Ansanti e frementi, rimasero fermi per un po', mentre Serge gli carezzava il ventre e il petto. Poi Yann si tolse, si girò e gli si addossò e si baciarono a fondo, con passione.

"Tu sei pazzo! Che t'ha preso a farlo... con quelli qui fuori?" gli chiese in un sussurro il ragazzo, ma sorridendogli.

"Non lo so... però è stato bello... Ho pensato che se mi beccavano, volevo farlo un'ultima volta con te..."

"Adesso... devo stare attento che quei cani non mi sniffano: ho il tuo odore addosso..."

"Forse per quello sono arrivati fino a qui..."

"Ma la nafta ha funzionato..."

Si baciarono di nuovo.

Ora non si sentivano più i latrati dei cani. Si risistemarono gli abiti. Yann si issò sul bordo del nascondiglio. Guardò verso la collina e vide che uomini e cani la stavano risalendo.

"Se ne stanno andando..." annunciò all'uomo. "Chissà quanto si fermeranno ancora nei dintorni?"

"Conviene che vai a casa, adesso. Ho ancora abbastanza cibo. Non venire, per un po'."

"Quando saprò che se ne sono andati, vengo a dirtelo."

"D'accordo."

Yann scese dall'albero, traversò la palude, la torbiera dove riprese la bicicletta e pedalò fino a casa.

"Dove eri?" gli chiese il padre appena lo vide.

"Su in paese..." mentì Yann.

"Sono passati di qui i gendarmi coi cani... cercano quell'evaso da queste parti..."

"Chi, quello dei lingotti? E perché da queste parti?"

"E che ne so. Pare che è passato di qui, che i cani hanno trovato una pista, però poi l'hanno persa. Hanno trovato i suoi vestiti all'ansa del fiume."

"Speriamo che lo trovano..." disse Yann facendo gli scongiuri con la mano che aveva sprofondata nella tasca dei calzoni. "Se era passato da queste parti, qualcuno l'aveva visto, no?"

"Magari è passato di notte... parecchi giorni fa. Deve essere passato anche qui da noi, perché i cani parevano aver sentito qualcosa, ma poi uno dei gendarmi ha detto che doveva essere una pista vecchia. Ci hanno riempiti di domande... Secondo me quello è già all'estero."

Il giorno dopo Yann salì in paese e, con la scusa di un problema alla bicicletta, andò a parlare con Robert.

"Ehi, un bel pezzo che non ti fai vedere..." lo salutò l'amico.

"Eh, avevo parecchio da fare nei campi... Hai sentito, Robert che cercano qui quel tale che è evaso?"

"E chi non l'ha sentito! Hanno mostrato la foto a tutti e chiesto se l'avevano visto."

"Anche a te?"

"Certo. Sai, dicono che hanno trovato i suoi vestiti nascosti nell'ansa del fiume. Secondo me quello ha risalito il fiume nell'acqua per far perdere le tracce... Pensa se passava di lì mentre... in quel certo momento..."

"Merda, sarei morto di paura..."

"E perché? È solo un ladro, mica un assassino. Io spero che sia al sicuro, ormai. Quello aveva di sicuro dei complici, se non l'hanno ancora trovato."

"Ma non avevano beccato tutta la banda?"

"Dicono... per fare bella figura. Ma se non aveva complici, mica ci riusciva a stare nascosto per così tanti giorni." disse, poi, abbassando la voce, gli chiese: "Quando vieni al fiume?"

"In questi giorni m'è difficile, te l'ho detto."

"Ho voglia..."

"E gli altri ragazzi che ti fai?"

"Lo sai che tu mi piaci più di tutti, no?" gli sussurrò con un sorrisetto. "Tu non hai voglia?"

Yann sorrise e non rispose.

Per prudenza aspettò un altro paio di giorni, poi, rubate altre provviste, alcune lamette da barba usa e getta, un flacone per ossigenare i capelli, finalmente tornò da Serge, che lo accolse con un ampio sorriso.

"Senti, Serge, adesso ti rasi lasciando solo i baffi, poi ti schiarisco di nuovo i capelli che stanno ricrescendo e anche i baffi, poi penso che fai bene ad andartene. Mica puoi restare qui per sempre, purtroppo."

"Purtroppo, dici? Ti piacerebbe?"

"Se si poteva stare insieme, sì che mi sarebbe piaciuto. Ti accompagno fino alla provinciale; lì magari puoi fare l'autostop e andare lontano... magari giù a sud, verso il mare..."

Giunsero alla provinciale e Yann si mise a fare l'autostop. Diverse auto passarono senza fermarsi, poi, dopo circa un'ora si fermò un camion.

"Dove andate?" chiese il camionista.

"A sud, ma non io, solo lui, mio zio."

"Bene, salta su, allora." disse il camionista guardando Serge.

Yann abbracciò Serge: "Ciao zio Joseph. Scrivici, fatti vivo! Spero che ti vada tutto bene."

"Se posso. Salutami di nuovo tutti in famiglia e dì a nonna di stare tranquilla. E grazie di tutto, proprio di tutto!" gli disse il giovane uomo strizzandogli l'occhio.

Issò la valigia e salì. Chiuse la portiera. Il camion ripartì e Yann e Serge si salutarono per un po', quindi il ragazzo tornò svelto verso casa.

Il camionista lo guardò: "Va lontano?"

"Devo andare a Marsiglia. Lavoro su una nave mercantile. Sono tornato per qualche giorno in famiglia."

"Ah, ecco perché la sua valigia ha tutti quegli adesivi. Bello viaggiare..."

"All'inizio... ma poi uno vorrebbe anche potersi stabilire."

"È vero che avete una ragazza ad ogni porto, voi marinai?"

Serge ridacchiò: "Beh, più o meno." Poi, notando i tatuaggi sulle braccia muscolose dell'uomo, gli disse: "Belli quei tatuaggi."

"Ah, vorrei potermeli levare, adesso. Cazzate di gioventù, di quando ero nella Legione Straniera."

"Allora anche lei ha viaggiato..."

"Macché, cinque anni in Guyana francese, al Terzo Reggimento d'Oltremare di fanteria. La ferma minima. Avevo ventidue anni... Voglia d'avventura..."

"Ho sentito dire che molti si arruolano per cambiare nome... è vero?"

"Sì, certo... o anche per avere la cittadinanza francese alla fine dei cinque anni. Ma a me non m'interessava. Sono francese e non avevo combinato niente. Ero solo una testa calda."

"E si può arruolare chiunque?"

"Basta che ha più di diciassette anni e meno di quaranta. E che non è un assassino o un violentatore."

Serge pensò che forse aveva trovato la soluzione... Farsi passare per straniero e poi riprendere la cittadinanza francese con un nome diverso. Cinque anni... poteva anche spenderli, per poi tornare e riprendersi l'oro... Meglio in una caserma che in galera, meglio cinque anni che l'ergastolo. Un colpo di spugna sul passato.

Cambiò discorso per non fare insospettire l'uomo. Inventò una vita non sua per rispondere alle domande del camionista.

"È vero quello che si dice, che sulle navi scopate fra uomini?" chiese ad un certo punto il camionista.

"Qualcuno, ma pochi. Non io di certo... A me piace la gatta!" rispose Serge chiedendosi se quello ci voleva provare con lui e mettendo le mani avanti.

"Nella legione, se uno ci prova è subito espulso. Ma in cinque anni è capitato una sola volta. Si va a puttane. Pensi che ci davano loro i preservativi per non prenderci qualche malattia!" rise il camionista.

Quando, diverse ore più tardi, il camionista lo lasciò a Montélimar, Serge aveva le idee abbastanza chiare. Aveva saputo che il maggiore centro di reclutamento era ad Aubagne, fra Marsiglia e Tolone. L'unico problema era che non aveva documenti di identità... Aveva pensato di farsi passare per belga: i quasi due anni passati in prigione con Bernard, gli avevano fatto imparare il modo di parlare francese dei belgi, sapeva di poterlo imitare sufficientemente bene.

Andò a cenare in un bistrot, poi prese l'ultimo treno notturno per Marsiglia. Arrivato la mattina presto, andò ai cessi della stazione per lavarsi e controllare che non si vedessero le radici scure dei suoi capelli. Poi andò a fare colazione al bar per far passare il tempo, perché non sapeva che gli uffici della legione sono aperti ventiquattr'ore al giorno e sette giorni su sette, quindi si informò con quali mezzi si potesse raggiungere Aubagne.

Arrivato finalmente all'ufficio arruolamento, si presentò. Dopo una lunga attesa, fu introdotto in un ufficio alla presenza di un ufficiale arruolatore. Questi gli disse che non c'era nessun problema a fargli passare le visite per arruolarlo, e che poteva benissimo cambiare nome e tutto, ma siccome non volevano assassini, violentatori e drogati fra loro, avrebbe dovuto dare le sue vere generalità perché svolgessero un'indagine.

Serge chiese se, poiché lui non era né un assassino, né un violentatore e neanche un drogato, ma aveva qualcosa in sospeso con la legge del proprio paese, svelando la sua vera identità rischiava di essere consegnato alla giustizia.

"No, monsieur. Se risulta che non è arruolabile, esce di lì e si arrangia, noi non la consegniamo a nessuno. Le sue vere generalità non usciranno mai per alcun motivo da questo ufficio. Se è arruolabile, ma non passa i test, la risposta è esattamente la stessa. Se invece passa i test, lei avrà l'identità che dichiara di voler avere, che non sarà mai messa in contatto con la sua vera identità. Se però, indipendentemente da noi, la polizia dovesse riconoscerla, rintracciarla e arrestarla, la Legione non muoverà un dito per evitarle l'arresto. Queste sono le nostre regole. Se le vanno bene, procediamo, altrimenti... può andarsene ora."

Serge rifletté un attimo, poi dette le sue vere generalità all'ufficiale e gli disse anche della sua condanna e della sua evasione. L'ufficiale annuì, mentre prendeva nota di quanto gli diceva.

"Bene, monsieur, se quanto mi ha detto corrisponde a verità, potremo cominciare i test d'ammissione. Se li supererà farà un corso di sedici settimane a Castelnaudary, il nostro centro di addestramento, poi sarà assegnato a uno dei nostri reggimenti. Lei è disposto ad andare in una delle nostre sedi d'oltremare, immagino."

"Certamente sì. Nell'attesa che voi riceviate conferma di quanto le ho detto, però, dove posso alloggiare?"

"Abbiamo locali adatti alla bisogna. Le consiglio comunque di non lasciarli per nessun motivo, a meno che cambi idea e non voglia più arruolarsi. In questo caso può dichiarare la sua volontà e andarsene... ma non potrà più fare una seconda domanda di arruolamento. Come vuole essere registrato, monsieur?"

"Ian Lefevre, cittadino belga..." disse prontamente Serge, che pensò di adottare un nome simile a quello del ragazzo che l'aveva aiutato, quasi per un inconscio gesto di gratitudine.

"Bene, monsieur Lefevre. D'ora in poi, qui dentro, sarà conosciuto con questo nome."

Nel giro di due soli giorni fu chiamato: quanto aveva detto corrispondeva a verità, perciò era stato ammesso alla selezione. Passò i test psicologici e fisici senza alcuna difficoltà, anzi con buoni risultati e fu perciò spedito, con i nuovi documenti, a Castelnaudary, sul Canal du Midi, fra Carcassonne e Tolosa, per il corso di quattro mesi.

La vita nella caserma era dura, la disciplina molto rigida, ma a Serge piaceva doversi impegnare nelle attività fisiche e di combattimento, come pure ascoltare le lezioni sulla storia e le tradizioni della Legione Straniera.

L'unica cosa che in parte gli pesava era l'assenza di ogni sfogo sessuale, a parte masturbarsi al cesso... Ma pensò che il sacrificio sarebbe stato ripagato dalla possibilità di poter avere di nuovo la sua libertà senza doversi continuare a nascondere. Le probabilità che lo ritrovassero dopo cinque anni di assenza, con documenti ufficiali e legali che garantivano la sua nuova identità, erano veramente minime.

I compagni di corso venivano da mezza Europa. Il suo francese un po' belgizzato non fu mai messo in discussione da nessuno. Si fece presto la nomea di duro: non si tirava mai indietro, si applicava in ogni cosa con tutte le proprie forze, non si lamentava mai e il suo sorriso lo rendeva gradito e simpatico quasi a tutti, compresi i superiori.

E finalmente, superati con successo i quattro mesi di corso, fu mandato a Gibuti, alla tredicesima Mezza Brigata di stanza nella caserma di Montclar come legionario di seconda classe. Ed era uno dei più fieri a cantare, oltre al "Boudin", l'inno della Legione, anche il loro inno, "Sotto il sole bruciante d'Africa":

Vive la Légion étrangère
Et quand défilent les képis blancs
Si leur allure n'est pas légère,
Ils portent tous tète haute et fière,
Et s'élançant dans la fournaise,
Le cœur joyeux, jamais tremblant,
Au son de notre Marseillaise,
Savent combattre les képis blancs.

Sous le soleil brûlant d'Afrique,
Cochinchine, Madagascar,
Une phalange magnifique,
A fait flotter nos étendards,
Sa devise Honneur et Vaillance,
Forme des soldats valeureux,
Son drapeau, celui de la France,
Est un emblème des plus glorieux.

C'est une chose d'importance,
La discipline la Légion,
L'amour du chef, l'obéissance,
Sont de plus pure tradition,
Et pour notre France chérie,
Tous ces étrangers bravement,
Viennent défendre la patrie,
Avec honneur et dévouement.


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