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una storia originale di Andrej Koymasky


pin PAPÀ E MAMMA CAPITOLO 2
UN FIGLIO DIFFICILE

"E piantala, una buona volta!" gli gridò la madre.

Dario fece spallucce e continuò a lanciare la palla da tennis contro la parete del soggiorno e ad afferrarla.

"Devo chiudere i conti e mi stai disturbando! Vai in camera tua e lasciami lavorare." gli disse Franca, accigliata.

"Ho fame. Quando mangiamo?" chiese, smettendo però di lanciare la palla.

"Quando ho finito con i conti!" gli rispose, riprendendo a lavorare sul suo laptop.

Dario andò in camera sua. Accese il proprio computer, controllò la posta: solo un po' di spam, nessun messaggio. Cliccò sulla cartella denominata "download" ed il computer gli chiese la password. Digitò "MoDa58vAi" e la cartella si aprì. Benché sua madre ne capisse di computer più di lui, non avrebbe mai trovato la sua pass composta di maiuscole e minuscole e numeri. Ci aveva pensato a lungo, prima di sceglierla. Era facile da ricordare ma difficile da trovare: Dario Mosconi nato il 1985, era diventato MoDa e l'anno di nascita in due cifre invertite 58, poi vi aveva aggiunto "vai" ma alternando minuscole e maiuscole...

Aprì uno dopo l'altro i files, a caso, e li guardò, carezzandosi fra le gambe l'incipiente erezione. Se uno sa cercare in internet, può trovare belle immagini, gratis. E quelle erano decisamente belle. Arrapanti. Specialmente alcune che lo facevano sognare ad occhi aperti. Avrebbe mai trovato qualcuno così bello, con cui fare quelle cose?

Aveva messo il computer sulla scrivania in modo che lo schermo a cristalli liquidi fosse girato dalla parte opposta della porta, così che se la madre fosse entrata, avrebbe fatto in tempo a far scomparire le immagini dallo schermo. Chissà come avrebbe reagito se avesse scoperto certe sue preferenze? Non avevano mai affrontato l'argomento sesso, con la madre. Avesse avuto un padre, o un fratello maggiore... chi sa?

Il padre se n'era andato quattro anni prima, con una... una vacca! Cosa ci trovava, si chiese Dario, in quella donna così volgare, tutta dipinta più di un quadro di Picasso, così... così... scollacciata e debordante? Cazzo, non era mille volte meglio sua madre, di quella lì? Quella pareva più una puttana che una signora.

Dario non vedeva volentieri il padre, non tanto per lui, ma perché c'era sempre anche quella, che con lui era tutta sorrisetti e moine ma che gli scassava il cazzo con le sue falsità. Preferiva mille volte sua madre, nonostante ultimamente fosse in rotta con lei. No, non veramente in rotta... Diciamo che c'erano degli attriti... pareva che tutto quello che lui faceva le desse fastidio.

"Secondo me, mia madre ha bisogno di un uomo..." si disse Dario.

In negozio lavoravano anche due commessi, ma nessuno dei due piaceva a Dario e, evidentemente, nemmeno alla madre. Cioè, diceva che erano ottimi commessi, ma evidentemente non le facevano ribollire niente.

Uno, Giovanni, aveva quaranta anni, era sposato, grassoccio e con un'aria da "so tutto io" che infastidiva Dario. Però sapeva vendere bene: se un cliente entrava per comprare, mettiamo, una locomotiva, usciva con un convoglio completo: almeno altri tre vagoni...

L'altro, Luca, aveva ventiquattro anni, un aspetto un po' da gufo e quando era solo con Dario, gli faceva sempre battute stronze sulle femmine che, a sentire lui, si scopava: una nuova ogni volta. Secondo Dario erano solo fantasie.

Una volta Luca gli aveva chiesto se aveva già scopato, anzi "trombato" come diceva lui, una ragazza. Dario gli aveva risposto di sì, anche se non era vero. D'altronde, mica gli poteva dire che aveva trombato con un ragazzo, no?

Dario chiuse la sua cartella segreta. Non era quello il momento di lasciarsi andare a certe fantasie, da un momento all'altro la madre l'avrebbe chiamato per la cena... sperava.

Ripensò alla prima volta che aveva scopato...


S'era accorto, verso i tredici anni, che a lui le donne proprio non dicevano niente, almeno sul piano sessuale. I ragazzi, invece... caaaazzo se lo facevano andare su di giri! Specialmente quelli un po' più grandi di lui, già ben sviluppati. S'era reso conto di essere gay dalla testa ai piedi, ma la cosa non l'aveva affatto mandato in crisi. Sapeva che c'è gente così, ne parlava la TV, ne parlavano i giornali, era una cosa risaputa.

E sapeva pure che c'era chi li disprezzava, condannava, discriminava, e chi pensava che erano invece da rispettare, accettare. Chi diceva che era una malattia, un vizio, e chi diceva che era naturale, normale. Aveva capito, cioè, che non doveva farsene un problema, ma che avrebbe fatto meglio a non sbandierarlo ai quattro venti. Dario si sentiva pienamente "normale". Un normale gay.

A scuola non c'era molta tolleranza, né da parte dei compagni né dei professori anzi... E anche sua madre, una volta, aveva fatto una battuta, se non cattiva, per lo meno spiacevole sui gay. Dopo che era uscito un cliente, aveva commentato, scuotendo il capo: "Quello è un finocchio, poveraccio. Mi fa una pena..."

Beh, lui non voleva "far pena" alla madre. Perciò faceva in modo che non sospettasse nulla. Ma, raggiunta la pubertà, il desiderio sessuale in Dario sembrava aumentare esponenzialmente, giorno dopo giorno. Si masturbava anche tre volte al giorno, gli occhi chiusi, sognando di far sesso con un bel ragazzo. Era diventato un vero chiodo fisso, specialmente quando, esplorando il web, aveva scoperto certe foto, certi racconti più che espliciti, che non facevano che aggiungere esca al fuoco dei suoi desideri, anche se non ce n'era assolutamente bisogno.

E finalmente, quando aveva quattordici anni e mezzo, cioè sette mesi prima, aveva avuto la sua grande occasione. Un pomeriggio tardi era andato al cinema, da solo, a vedere "Il bagno turco" di Ferzan Ozpetek, un film uscito un paio di anni prima, perché aveva letto sul giornale che era una storia gay, e non era vietato ai minori.

Lo stava guardando, quando s'era seduto vicino a lui un ragazzo sui diciotto, diciannove anni. Gli lanciò un'occhiata e pensò che non era niente male, ma tornò a guardare lo schermo. Ma quello aveva cominciato a fargli piedino poi, visto che non reagiva, gli aveva messo una mano su una coscia. Dario s'era sentito subito in fiamme! Non sapeva che fare, però quella mano lì gli piaceva un sacco... Quando la sentì scivolare, lentamente... oh quanto lentamente... anche troppo... su, su... e finalmente si posò sulla sua patta, Dario aveva già una forte erezione e tremava quasi per l'emozione.

Il vicino di sedile, dopo averlo palpato un po', si chinò verso di lui e gli chiese, in un sussurro: "Ti piace?"

"Sì..."

"Come ti chiami?"

"Da... Davide." rispose, senza sapere neanche lui perché non gli aveva detto la verità.

"Quanti anni hai?" gli chiese l'altro, sempre sottovoce, sempre chinato verso di lui.

"Quanti... me ne dai?"

"Sedici?"

"Eh..." assentì pensando che se sapeva che ne aveva solo quattordici e mezzo, forse si sarebbe tirato indietro.

"Ti andrebbe di... venire da me a... divertirci?"

"Dove?"

"Abito vicino alla stazione... Vieni? Ho la macchina... I miei non ci sono, tornano tardi."

"Co... cosa vuoi fare?"

"A te cosa piace fare?" gli aveva chiesto il ragazzo, continuando a palparlo fra le gambe.

"Io... io non lo so... non ho ancora mai..."

"Ma ti va di provarci? Con me?"

"Sì."

"Vieni, allora..."

Così Dario non aveva mai saputo come finiva "Il bagno turco". Però aveva finalmente fatto la sua prima esperienza sessuale.

Arrivati nella stanza di Renzo, aveva detto di chiamarsi così, s'erano spogliati quasi di fretta, s'erano stesi sul letto ed avevano cominciato a palparsi, a toccarsi dappertutto. Dario semplicemente faceva quello che Renzo faceva a lui. Dopo brevi preliminari, Renzo gli si chinò sul grembo e cominciò a leccarlo, a succhiarlo. Subito Dario si girò e si dedicò a lui nello stesso modo.

Dapprima era un po' esitante a prendere in bocca quel membro duro e guizzante... ma se l'altro lo faceva a lui... Sentì che aveva un odore di pulito... ed un sapore... indefinibile, ma tutt'altro che spiacevole. Per un po' continuarono a fare il sessantanove, e Dario ci stava prendendo gusto. Ma Renzo si staccò da lui, ricominciarono a palparsi, a sfregarsi uno contro l'altro. Poi Renzo tirò fuori alcuni preservativi e un flacone di gel...

"Me lo vuoi mettere in culo?" gli aveva chiesto Dario, un po' timoroso, un po' desideroso di provarci.

"Sì... Prima io a te, poi tu a me. Va bene?"

"Forse sì, ma... io non l'ho mai preso lì e..."

"Ti preparo bene, non ti faccio male e vedrai che ti piace..."

"Non lo so... il tuo è... grosso..."

"Mica tanto più del tuo. Dai... Vedrai che te lo faccio piacere..."

"Ma se mi fa male... smetti."

"Va bene."

"Prometti!"

"Prometto."

Renzo l'aveva fatto stendere sul ventre, allargare le gambe e l'aveva preparato abbastanza a lungo; quando infine gli si era steso sopra e s'era deciso a penetrarlo, non c'era andato giù troppo forte... Dario all'inizio aveva provato un po' di fastidio, ma non proprio dolore, ed aveva sopportato. E quando Renzo aveva cominciato a stantuffargli dentro, aveva provato un piacere sottile ma crescente. Gli piaceva sentirlo agitare su di lui, sentire che stava respirando sempre più profondamente e in fretta... e infine sentirlo tendersi, poi guizzare dentro di lui, venire con un lungo gemito.

Poi si scambiarono le parti e fu Dario ad immergersi in lui: e gli piacque molto, anche più che farselo mettere. All'inizio non ci sapeva fare, perciò due o tre volte era scivolato fuori, ma poi pian piano aveva trovato il giusto ritmo... Si sentiva esaltato, esilarato, pieno di energia e di piacere e venne all'improvviso, prima di quanto avrebbe voluto, esalando un basso e lungo "noooo..." di disappunto per non essersi saputo trattenere.

E tutto era finito. S'erano rivestiti, Renzo l'aveva accompagnato in auto fin sotto casa.

"Me lo dai il tuo numero di telefono?"

"No... non mi va."

"Non t'è piaciuto?"

"Sì... però... non mi va."

Renzo aveva insistito un po', ma poi s'erano salutati e se n'era andato. Quando l'auto scomparve alla vista, Dario girò l'angolo e tornò a casa. Provava una strana sensazione fra le natiche, ma era, tutto sommato, soddisfatto. La madre stava guardando la TV.

"Tra poco metto in tavola." gli disse. "Dove sei stato?"

"In giro." aveva risposto vagamente ed era andato in bagno: sentiva bisogno di lavarsi sperando così di attenuare la sensazione di lieve fastidio che provava allo sfintere.

Mentre, seduto sul bidè, si lavava, provò ad inserirci un dito... e gli venne subito una nuova erezione. Si masturbò, venne di nuovo dentro al bidè, poi si asciugò e si rimise in ordine i vestiti. Andò in camera sua. Accese il computer e guardò le foto di coppie unite a fare sesso. Alcuni erano stesi uno sull'altro, proni, nella stessa posizione in cui l'aveva fatto lui con quel Renzo. Ma altri erano a quattro zampe, sulla schiena, in piedi, e in mille altre posizioni... pensò che gli sarebbe piaciuto provarle tutte...

La madre lo aveva chiamato per la cena. Aveva spento il computer ed era andato in cucina.

"Che hai fatto, in giro? Dove sei andato? Con chi?" gli aveva chiesto la madre mentre gli riempiva il piatto.

"Cos'è il terzo grado?" aveva risposto il ragazzo, scontroso, mettendosi a mangiare...

E stranamente la cosa era morta lì...

Dopo quella prima volta, erano passati due mesi prima che gli si presentasse un'altra occasione. L'aveva agganciato un tizio di venticinque anni, nella sala giochi, mentre lui giocava a flipper. Quello l'aveva preso alla pecorina, ma non se l'era lasciato mettere: l'aveva fatto venire con la bocca e non era stato male. Poi gli aveva detto che in quella sala giochi trovava spesso ragazzi che ci stavano... e gli aveva anche spiegato come faceva per agganciare i ragazzi.

Così Dario, mettendo a frutto quanto aveva imparato, riuscì a trovare altri due ragazzi, uno di diciassette anni e uno di quindici. Col primo andarono a farlo in cantina di casa sua, in piedi. Se lo erano succhiato un po', a turno, accoccolandosi uno davanti all'altro, poi se l'erano messo a vicenda. Niente male, gli era piaciuto.

Col secondo, che si chiamava Marco e che era di poco più grande di lui, erano andati a casa sua ed avevano scopato sul letto, finalmente sulla schiena. Con Marco si erano anche baciati. Forte! E a Marco piaceva solo farselo mettere, cosa che a Dario non era dispiaciuta per niente. Così s'erano rivisti un paio di volte, l'ultima pochi giorni prima.


La madre finalmente lo chiamò per la cena. Era ora! Quei ricordi gli avevano procurato un'erezione, ma prima di andare in cucina se l'era risistemato in modo che non si notasse.

"Che c'è per cena, oggi?" chiese, sedendo.

"Arrosto con fagiolini."

"Surgelati, ci scommetto." commentò Dario, facendo una smorfia.

"E allora? Come li mangio io, li puoi mangiare tu." gli rispose la madre, mettendogli la porzione sul piatto.

"No, i fagiolini non li voglio."

"Devi mangiare verdure! Non fare storie."

"Ho detto che non li voglio!"

"Non c'è altro."

Dario si alzò ed andò a controllare in frigo. Prese la vaschetta dei formaggi. La madre lo guardò e scosse la testa, ma non disse niente.

"Io non so proprio cosa farci, con te, Dario!" commentò la madre.

"Senti, io volevo fare l'artistico e tu m'hai fatto iscrivere al classico, io volevo la mountain-bike, e tu mi fai andare a fare tennis. Possibile che devo sempre fare sempre e solo quello che vuoi tu?"

"Mi pare che invece sei tu quello che fa sempre e solo quello che vuole!"

"Secondo me, tu ti dovresti sposare di nuovo. Ti manca un uomo!" le disse il figlio quasi con aria di sfida.

"Che? Ma vorrai pensare ai cavoli tuoi?"

"E dai, mamma! Da quando papà se n'è andato con quella vacca, sei diventata più acida di un limone. Prima non eri così."

"Neanche tu eri così... così... così sfacciato e maleducato. Non so davvero che ti prende. Io non ti sopporto più. Comunque, finché mangi quello che guadagno io, fai quello che ti dico io."

"A scuola, anche se mi rompo, mica vado male, no? Ma cazzo..."

"E non dire parolacce!"

"... ma cazzo..." ripeté Dario imperterrito, "... non ti va mai bene niente di quello che faccio! E poi... a me il classico non piace, il tennis non piace e i fagiolini surgelati stasera non mi vanno!"

"Piantala, per favore. Sono stanca. So-no-stan-ca! Tutto il giorno in negozio, in piedi, a combattere con i conti, coi clienti, coi commessi, con le tasse... credi che è una vita facile?"

"Trovati un uomo, mamma, dammi retta. Sposatelo, convivi, vacci in giro, a teatro, al cinema, in vacanza, a letto, al ristorante... Ma trovati un uomo prima che diventi troppo vecchia! E ricomincia a scopare!"

"Vuoi pensare ai cazzi tuoi?"

"E non dire parolacce!" le fece la mossa Dario, divertito.

"Eh, ma tu faresti perdere la pazienza a un santo!"

Mangiarono per un po' in silenzio, poi Dario la guardò, un sorrisetto sulle labbra.

"Che hai da guardarmi così?"

"Niente, mamma. Pensavo solo che... basta che non mi rompe e che tu ci stai bene insieme... abbiamo bisogno tutti e due di un uomo in casa." disse, poi pensò che lui ne avrebbe avuto bisogno sì, e anche lui per scopare e soppresse un risolino.

"Ti manca tuo padre?" gli chiese Franca, in tono sommesso.

"No. Cioè... non mio padre... Io preferisco stare con te. Certo non con quella con cui s'è messo. Però... Io sono solo un ragazzo, mica ti posso dare quello che... un sostegno... e anche meno... quello che una donna ancora giovane e bella... A me basta che sia meno stronzo di mio padre... che sia come me lo ricordo quando ero piccolo... Ci stavi bene, con lui, no? Prima che..."

"Sì, ci stavo bene. Poi... è cambiato... Forse è colpa mia, forse..."

"Ma che colpa tua! È lui che... E poi, mettersi con quella che non vale neanche la metà di te. Tutta pitturata come un murale messicano! E così falsa. E poi, fosse stata almeno una ragazzina, uno potrebbe dire che... ma ha la tua età! E allora, perché non te?"

"Non lo so, Dario. Non lo so..." rispose la madre in tono stanco.

"Non... funzionava più fra voi a... a letto?" chiese titubante il ragazzo.

La madre lo guardò un po' stupita, poi disse: "Non credi Dario che... Beh... non sei più un bambino e... no, non funzionava più. Colpa sua... colpa mia... chi lo sa. No, andava sempre peggio..."

"Per te o per lui?"

"Per... per me. Cioè, vedi... a tuo padre, semplicemente... non gli... non lo..."

"E non poteva prendere il viagra? E poi, come fa con quella, allora? E..."

"Senti, cambiamo discorso, per favore." tagliò corto la madre.

"Ma a te... piaceva farlo?"

"Vuoi piantarla?" gridò quasi. "Sono tua madre, che cavolo! Ti sembrano discorsi da fare? E poi... sì, sì che mi piaceva, contento? Sono una donna normale, cavolo! Ma gli ultimi tempi... per lui... ero solo la donna di servizio."

"Evidentemente mio padre non voleva una donna normale, ma una puttana come quella che s'è trovato!" disse Dario a bassa voce.

"Credi che non... M'ero comprata anche biancheria più... più sexy e..."

Dario sentì che la madre stava per mettersi a piangere, sentiva le lacrime nella sua voce. E non voleva vederla piangere, non poteva sopportarlo. Si pentì di aver insistito in quel discorso.

"Mi dai un po' di fagiolini, mamma?" le chiese sottovoce.

Franca lo guardò, scosse la testa, poi mormorò: "Davvero non ti capisco, Dario. Ma ti voglio bene. Non è necessario, se non ti vanno..."

"Hai detto che la verdura fa bene alla salute, no? Diciamo che non è peggio di una medicina..." le disse il ragazzo facendole un sorriso.

"Se vuoi... se non ti va di andare a tennis... Magari... non la mountain-bike, però..."

"E perché non la mountain-bike?"

"C'è troppo traffico in città e... e poi... Ma se ti piace fare un altro sport..."

"Beh, allora... che ne diresti del nuoto?"

In realtà a Dario non interessava affatto il nuoto, ma aveva pensato che così avrebbe avuto la possibilità di vedere parecchi ragazzi quasi nudi e questo gli andava a genio.

"Mah, perché no? C'è una piscina comunale a tre fermate di autobus da qui. Se ti interessa, perché non vai a vedere e non chiedi quanto costa, che orari fanno? Purché non interferisca con la scuola..."

"Eh, magari domani o dopodomani, dopo pranzo vado ad informarmi..." le disse, contento di essere riuscito a cambiare discorso.

Di solito il pomeriggio, dopo aver pranzato con la madre, quando lei tornava in negozio, Dario andava in camera sua a studiare. Ma prima accendeva il computer, apriva uno dei files di bei maschi nudi, o disegni in stile yaoi, e provava a riprodurli, disegnando con i pastelli colorati. A volte li riproduceva nudi come erano, a volte invece li "vestiva". Disegnava anche scene di coppia, erotiche, raramente pornografiche. Nascondeva poi i suoi disegni in una cartelletta che teneva sotto il piano della scrivania.

Aveva infatti scoperto che il ripiano era fatto di tamburato vuoto, e così, lavorandoci quando la madre non era in casa, l'aveva smontato era riuscito a toglierne la superficie inferiore l'aveva portata in falegnameria per tagliarla in tre parti, poi le aveva rimontate in modo che la centrale fosse in corrispondenza del cassetto centrale, incernierata e bloccata da un nottolino.

Sfilando completamente il cassetto e spostando un piccolo blocco, l'aletta centrale si apriva e, a destra ed a sinistra, vi erano due vani in cui nascondere sia la cartelletta che altre cose non troppo voluminose. Un sistema semplice ed ingegnoso. In tre giorni di lavoro l'aveva messo a punto.

Aveva comprato una scatola di 120 pastelli molto raffinati. Ci aveva messo un bel po' ad accumulare i 200 euro necessari, ma c'era riuscito. E soprattutto, nel negozio di articoli per belle arti, li vendevano anche sciolti, così poteva sostituire quelli che consumava più in fretta, senza dover più affrontare una grossa spesa.

I suoi disegni, all'inizio, non erano né proporzionati né ben colorati, ma gradualmente, allenandosi quasi ogni giorno, stava iniziando ad ottenere risultati apprezzabili. Quando le tavole erano divenute un po' troppe, aveva cominciato a distruggere le meno belle, stracciandole in minuscoli pezzi e facendole scomparire nel cesso. Stava sviluppando uno stile ed una tecnica che era a metà fra lo yaoi e lo stile figurativo.

Disegnava per un paio di orette, poi metteva via tutto, solitamente si masturbava guardando le belle foto che aveva collezionato, e infine, soddisfatto, si metteva a studiare. Spesso la madre, quando chiudeva il negozio e tornava a casa, lo trovava ancora chino sui libri.

Ultimamente aveva anche iniziato a disegnare, oltre alle figure umane, sfondi, paesaggi, ambientazioni in modo da rendere più interessanti i bei ragazzi che disegnava. Inoltre, aveva anche cominciato a creare soggetti che non riproducevano le foto ed i disegni a cui si ispirava. Indubbiamente, poteva ammetterlo senza falsa modestia, si stava facendo una buona mano. A volte trovava più erotici i propri disegni che non gli originali a cui si ispirava.

Dario era andato ad informarsi alla piscina comunale e... s'era rifatto gli occhi! Cavolo, l'ottanta per cento erano ragazzi da morirgli appresso! Inutile dire che la visione gli aveva procurato una immediata erezione, che per fortuna gli abiti nascondevano... Sì, era stata un'ottima idea quella di dedicarsi al nuoto, e non costava molto, e... e chissà che fra tutta quella bella fauna non ci potesse anche rimediare qualche avventura!

Tornò indietro allegro ed eccitato e, senza aspettare che la madre tornasse a casa, passò in negozio per darle le informazioni e dirle che aveva deciso di iscriversi al corso di nuoto. La madre aprì la cassa e gli diede i soldi necessari per l'iscrizione e per pagare il corso.

Mentre la madre era nel retro, Luca, il commesso giovane, gli chiese: "Ma è un corso misto o solo maschile?"

"Solo maschile, perché?" aveva chiesto Dario.

"No, niente... è un peccato, però." gli aveva detto il giovanotto, facendogli l'occhietto.

"E chi ti dice che io non preferisco i maschietti?" gli aveva risposto con aria di sfida Dario.

"Ma va là!" aveva riso Luca, "Se davvero ti piacevano i maschietti, mica venivi a dirmelo a me!"

"Perché? A te piacciono?" gli rispose Dario con un ghignetto divertito.

"Ohé, guarda che a me piace questa!" rispose Luca facendo con le due mani il segno della fica.

"Così grande?" gli aveva chiesto Dario, ridendo.

"E piantatela, voi due..." aveva interloquito Giovanni.

In quel momento era entrato un cliente e Luca era andato a servirlo. Dario era andato nel retro, dove la madre, su una scala, stava controllando le scorte di magazzino.

"Vado a casa, mamma. Hai mica bisogno che compro qualcosa per cena?"

"No, ho già fatto io la spesa, grazie. Hai tanti compiti da fare?"

"No, poca roba. Devo solo ripassare letteratura."

"Perché allora non vai prima dal barbiere a tagliarti i capelli, eh?"

"Non ho voglia. Mica sono lunghi, ancora. Sai che hai proprio delle belle gambe, mamma?"

"Eh? Ehi, ma che stai a guardare! Vai a casa, vai!" gli disse la madre in tono severo, ma gli occhi le ridevano.

Dario salì a casa, andò subito ad accendere il computer e si mise a cercare nuove foto di bei maschi nudi sul web. Non gli piacevano quelli troppo muscolosi, né quelli pelosi. Aveva scoperto che, mettendo nel motore di ricerca la parola "twinks" comparivano solitamente foto come piacevano a lui. Aveva trovato, sul dizionario di inglese, che il termine "twink" era tradotto con "adolescente attraente". In realtà sembravano avere, quasi tutti, sui venti anni o più. Comunque erano, in maggioranza, piuttosto attraenti.

Dopo averne scaricate alcune piuttosto belle e sexy, tirò fuori il necessario per disegnare ed abbozzò una tavola su uno dei fogli di carta Fabriano semiruvida e spessa. Aveva deciso, ispirandosi vagamente ad una delle ultime foto, di disegnare una scena medievale, con un trovatore che suona il liuto mentre alla finestra un giovane nobile lo guarda sorridendo e gli porge un fiore...

Impostò il disegno con lievi tratti di matita, cercando di dare equilibrio alla composizione, quindi iniziò a sviluppare le due figure maschili. Lavorava con mosse sicure, aveva imparato che non doveva mai cancellare o il disegno ne avrebbe risentito. Sentiva che aveva ancora da migliorare la sua tecnica, ma era anche cosciente dei progressi che compiva.

La madre lo aveva fatto iscrivere al classico perché voleva che prendesse la laurea in medicina, ma a lui piaceva il disegno artistico. Voleva diventare un artista. E ci sarebbe riuscito, era determinato! Male che andasse, quando fosse diventato maggiorenne avrebbe fatto quello che voleva. A costo di trovarsi un lavoro per mantenersi, se la madre avesse tentato di mettergli il bastone fra le ruote.

Dario voleva bene alla madre, ma a volte proprio non la reggeva. Sì, ne era sempre più convinto, avrebbe dovuto risposarsi, le mancava un uomo. L'idea di avere un patrigno non lo attraeva né lo spaventava: se fosse stato un uomo decente, avrebbero convissuto senza problemi, se no... beh, dopo tutto non sarebbe stato il padre, perciò non poteva rompergli l'anima più che tanto.

"Se mi rispetta, lo rispetto e se mi rompe gliela faccio pagare." disse ad alta voce all'appartamento vuoto.

Quando il padre se n'era andato via da casa, Dario all'inizio s'era chiesto se fosse colpa sua: la separazione dei genitori l'aveva fatto soffrire. La madre se ne era resa conto e l'aveva portato da uno psicologo, un cliente del negozio, che dopo tutto aveva fatto un buon lavoro, ed era riuscito a convincerlo che lui non c'entrava proprio per niente: quello era esclusivamente un problema fra adulti, fra padre e madre.

"Dicono che noi adolescenti siamo difficili, ma cazzo se sono complicati gli adulti!" esclamò ad alta voce Dario.

Quando era solo in casa, gli piaceva dire ad alta voce quello che pensava, ogni tanto. Gli pareva di dare più peso ai propri pensieri. Abbozzò il volto dei due personaggi. Il disegno stava prendendo forma, a poco a poco. Il particolare più difficile erano le mani... A volte provava a disegnarle guardando la propria sinistra messa in diverse posizioni. Anche per alcuni particolari del volto si allenava a disegnarli guardandosi allo specchio: la piega degli occhi, delle labbra, la forma del naso, soprattutto la parte delle narici...

Guardò l'orologio: era meglio che riponesse tutto. Fra non molto la madre sarebbe tornata a casa. Poi prese il libro dell'Eneide e si mise a ripassare la lezione.

"Eurïalo era seco, un giovinetto
il più bello, il più gaio e 'l più leggiadro
che nel campo troiano arme vestisse;
ch'a pena avea la rugiadosa guancia
del primo fior di gioventute aspersa.
Era tra questi due solo un amore
ed un volere; e nel mestier de l'armi
l'un sempre era con l'altro, ed ambi insieme
stavano allor vegghiando a la difesa
di quella porta. ..."

Dario si fermò e tornò indietro di qualche riga: "Era fra questi due un solo amore..." Cavolo, Niso e Eurialo erano gay? Un solo amore... mica diceva amicizia! E Eurialo doveva avere più o meno la sua età, dalla descrizione. "Un giovinetto il più bello, il più gaio e 'l più leggiadro..." un bonazzo, insomma. E poche righe più sotto... "indi, d'amore acceso..." Dario si lesse tutto il testo d'un sol fiato: non gli era mai sembrata tanto interessante la letteratura antica!

"E ti pareva!" gridò ad un certo punto, richiudendo il libro con rabbia ed alzandosi in piedi. "Mica poteva andare a finire bene, no? Sempre così: se due ragazzi si innamorano, devono per forza finire male! Morti ammazzati tutti e due! Cazzo, non poteva finire con un bel: e vissero insieme, felici e contenti?" poi sedette di nuovo e gridò ancora: "Maledetto Virgilio!"

Non aveva sentito la madre entrare, ma Franca aveva sentito l'ultima, irosa esclamazione del figlio, perciò era andata ad affacciarsi alla porta della sua camera.

"Chi è 'sto Virgilio? E che t'ha fatto?" gli chiese.

Dario sussultò, la guardò, poi rispose: "Virgilio, quello che ha scritto l'Eneide. Non poteva scriverla meglio? E soprattutto scrivere di meno?" le chiese, ancora aggrondato.

La madre sorrise: "Beh, è inutile che gli mandi gli accidenti, ormai è morto, no? L'ho studiata anche io, l'Eneide... ma mica mi ricordo più niente..."

"Il che dimostra che è tutto tempo sprecato, farci studiare queste cazzate pazzesche! Io volevo fare l'artistico, non questa cavolata di classico!"

"Gli artisti muoiono di fame, e poi sono gli eredi che si arricchiscono con le loro opere. Guarda Ligabue, per esempio."

"Mica tutti. Guarda Picasso, per esempio!"

"A me Picasso non piace."

"E a me non piace Virgilio. E poi mi dici a che serve il greco e il latino? Passi per la storia dell'arte..."

"Vado a preparare la cena..."

"Sì... tre fette di latino con contorno di greco..." le disse con sarcasmo.

"Stupidotto!" gli disse affettuosamente la madre ed andò a cambiarsi, poi a cucinare.

"E io, quando ho finito quello del trovatore, faccio il disegno di Eurialo e Niso che fanno l'amore..." disse a se stesso, sottovoce, e si raffigurò la scena...


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